Pecorara partigiana

il medico condotto di Pecorara, Gaetano Lecce, deportato nel lager di Auschwitz.
La casa che a Pecorara ospitava il radiotelegrafista “Maber” del S.I. americano.

(Il comune di Pecorara  si è fuso dal 1°gennaio 2018 con quelli di Nibbiano e di Caminata, dando vita al nuovo comune di Alta Val Tidone con capoluogo Nibbiano e una popolazione di 3.052 abitanti).

I residenti nel solo comune di Pecorara al tempo della Seconda guerra mondiale sono circa 4.000, la metà dei quali distribuiti fra una decina di centri abitati con fra i 100 e i 300 abitanti, gli altri in nuclei minori e case sparse. Il territorio, tutto appenninico, costituisce la parte più alta della Val Tidone piacentina, quello della vallata del Tidoncello, che raggiunge il monte Lazzaro e le pendici del monte Penice al confino con il comune di Bobbio.

Con questo suo territorio montuoso e boschivo, con centri abitati collegati solo da carrarecce, e con il naturale senso di ospitalità della popolazione contadina, il comune di Pecorara  diviene una delle aree principali di rifugio e di organizzazione degli ex militari della val Tidone che al momento della occupazione tedesca dell’Italia sono riusciti a sfuggire alla cattura e all’internamento in Germania, dei giovani delle nuove leve che si sottraggono al reclutamento del ritornato regime fascista e di ex soldati italiani sbandati.

Ed è uno dei primissimi comuni piacentini in cui un gruppo di quei ribelli – la Banda Piccoli – non si limita a difendersi dalla caccia delle forze nazifasciste, ma passa all’attacco di queste. Successivamente, oltre che sede  della II Brigata della Divisione Giustizia e libertà/Divisione Piacenza, diventa la base principale della stessa Divisione, la grande formazione partigiane in cui dall’agosto 1944 sono inquadrate tutte le forze partigiane della Val Tidone e della Val Trebbia, al comando dell’ex ufficiale dei carabinieri Fausto Cossu.

I primi ribelli con la Banda Piccoli

Il regime fascista rinato sotto protezione nazista, dopo aver riorganizzato le sue forze e costituita il corpo della GNR, la polizia militare formata da ex carabinieri e da militi della vecchia MVSN di partito, invia reparti di questo corpo a dare la caccia ai renitenti. Nel comune di Pecorara una quarantina di militari arrivano nei primi giorni del  gennaio 1944, si distribuiscono fra le diverse frazioni, ma non riescono a mettere le mani su nessuno dei ricercati. Per intimorire le famiglie portano allora con sé la madre di uno di essi, che terranno per quasi un mese in carcere a Borgonovo.

Per sottrarsi alla cattura i renitenti sono costretti ad allontanarsi dalle loro abitazioni e a cercare rifugio in luoghi fuori mano. Cominciano quindi ad aggregarsi in piccoli gruppi. Il CLN provinciale nel gennaio del ’44 incarica il “vecchio” antifascista fiorenzuolano perseguitato dal regime Giovanni Molinari di costruire una formazione partigiana in Val Tidone. Lui si sposta in questa vallata, prende contatto con i primi ribelli ed entro il mese di marzo  riesce a raggruppare una formazione di resistenti con, alla fine, una cinquantina di aderenti, provenienti oltreché dalla Val Tidone anche da Fiorenzuola e da Piacenza. Dal nome partigiano di Molinari viene chiamata Banda Piccoli.

Molinari è comunista e intende da subito la Resistenza come azione di guerriglia rivolta a colpire sia le forze militari che i capi politici nazifascisti. La banda si dà come base una casa a Fosseri, sul versante bobbiese del monte Lazzaro, ma è molto mobile, impianta una tenda anche sul versante di Pecorara.

Azioni eclatanti della Banda Piccoli nel comune di Pecorara

30 marzo 1944 – A Pecorara le due fondamentali autorità politiche fasciste sono il commissario prefettizio del Comune e il segretario  del Fascio; risiedono entrambi a Pianello V.T. e arrivano nel paese con la corriera di linea. Il 30 marzo, appena discesi sono colpiti mortalmente da tre colpi di pistola. Dei due autori dell’aggressione, che riescono subito ad eclissarsi, uno è  Molinari/Piccoli, che ha cosi voluto dare l’esempio ed assumersi personalmente la responsabilità della prima azione cruenta della sua banda.

Le autorità fasciste provinciali accorse a Pecorara minacciano rappresaglie sulla popolazione e arrestano il medico condotto Gaetano Lecce , che era sospettato di aver assistito degli ebrei e curato dei ribelli. Viene in seguito messo nelle mani delle SS tedesche e nel novembre ’44 finisce nel lager di sterminio di Aushwitz, da dove riuscirà a tornare ancora vivo solo perché  già il 27 gennaio ‘45  vi giungono le truppe sovietiche.

10 maggio e giorni successivi – A Pecorara, dopo il fatto di sangue del 30 marzo, viene installato un presidio della GNR.  Il 10 maggio componenti della banda Piccoli entrano armati nei locali adibiti a caserma; nell’ufficio del maresciallo tranciano con un colpo di pistola la linea telefonica ed intimano a lui e all’altro sottufficiale presente di alzare le mani, il secondo cerca di reagire e allora viene colpito a morte;  altri componenti la banda disarmano i militi presenti al piano superiore; tutti poi si allontano con le armi catturate.

Il fine dell’azione partigiana era d’intimorire i componenti del presidio nemico e lo scopo viene effettivamente conseguito perché i disarmati sono inizialmente sostituiti da altri militi ma anche questi temono per la loro vita e dopo pochi giorni il presidio di Pecorara della GNR viene ritirato. Gli uomini di Piccoli colgono l’occasione per asportare dal municipio e bruciare con un falò in piazza i registri dei chiamati alla leva militare, in mondo che le autorità fasciste non possano più disporre dell’elenco di questi nomi.

Le azioni degli uomini della Banda Piccoli non investono peraltro solo il comune di Pecorara: tentano ad esempio anche il disarmo del presidio GNR di Pianello e gli riesce quello del presidio presente a Passo Penice. Inoltre, si sostengono compiendo requisizione di beni presso esponenti benestanti di nomea fascista.

 Il rastrellamento della Sicherheits  fascista e l’intervento contro la Banda Piccoli dei “carabinieri patrioti” di Fausto Cossu.

A partire dal mese di marzo un altro gruppo di ribelli si è aggregato in alta Val Tidone attorno ad un ex sottufficiale greco, Andreas Spanoyannis. Pongono la loro base a Costalta, frazione del territorio di Pecorara confinante con il comune di Nibbiano e con quello pavese di Zavattarello. Anche  questo raggruppamento, chiamato la Banda del Greco, è molto attivo, disarma innanzitutto il presidio GNR di Nibbiano V.T e poi prende di mira quelli in territorio pavese.

Nell’Oltrepò pavese, con sede principale a Voghera, per la repressione del movimento partigiano si è intanto formato uno speciale corpo fascista che opera in stretto contatto con la polizei tedesca, imitata anche nel nome, Sicherhetsdienst, nonché nelle efferatezze. A partire da 2 giugno ’44 questi militi, per eliminare la Banda del Greco e la Banda Piccoli,  rastrellano il territorio del comune di Pecorara: investono la zona di Costalta, risalgono a Cicogni e passano sulle pendici del monte Lazzaro fino a raggiungere Canale in comune di Bobbio. Qui uccidono due rifugiati russi sfuggiti all’esercito tedesco e catturano, sorpresi nel sonno, alcuni esponenti della Banda Piccoli, che finiranno deportati in Germania unitamente al padre di un componente della Banda del Greco prelevato a Costalta.

Gli altri componenti della Banda Piccoli si sono sganciati e dispersi, ma il 5 giugno il loro capo, Giovanni Molinari e altri tre – Enrico Amboli, anni  24, di C.S.Giovanni; Luigi Lodigiani, anni 21, di Piacenza; Giuseppe Gabrieli, anni 33, di Fiorenzuola – sono fermati, accusati di ruberie e fucilati da un’altra formazione di ribelli ai nazifascisti. Anche questa si era andata costituendo nei primi mesi del 1944, attorno all’ex ufficiale dei carabinieri Fausto Cossu. All’inizio del giugno’44  è ancora formata prevalentemente da già appartenenti all’Arma che,  come Fausto, hanno rifiutato di stare al servizio del regime fascista. Si chiama ancora “Compagnia Carabinieri Patrioti”  ed ha la sua base nel caseggiato di La Sanese nell’alto comune di Piozzano, vicino al crinale con la val Trebbia e a circa due chilometri da Fosseri. L’orientamento non solo politico ma inizialmente anche d’azione di Cossu è diverso da quello di Piccoli: è impegnato a far disertare i carabinieri dalla GNR  ma non ancora ad andare allo scontro con le milizie del regime fascista. Nei confronti della Banda Piccoli ha scelto inoltre di farsi interprete delle preoccupazioni presenti fra gli abitanti per le requisizioni eseguite dagli esponenti di questa, anche perché intende portare sotto il proprio comando tutti i gruppi partigiani della Va Tidone e della Val Trebbia.

Fausto Cossu sarà poi un comandante partigiano apprezzato, ma l’eliminazione di Antonio Molinari, che aveva dedicato tutta la sua vita a contrastare il fascismo e che ne aveva subito le persecuzioni, è rimasta una ferita non rimarginata nella storia della Resistenza piacentina.

I ribelli della Banda Piccoli, Banda del Greco e Banda Parmigiani assorbiti nella formazione partigiana di Cossu. Nel comune di Pecorara la II brigata G.L.

Pur di restare in campo contro i nazifascisti diversi componenti della dispersa Banda Piccoli entrano nella formazione di Cossu. che assume il nome di Brigata Giustizia e Libertà. All’inizio di luglio, anche la maggioranza dei componenti la Banda del Greco viene convinta ad aderire a questa brigata.

Dopo lo scioglimento della Banda Piccoli si era insediato a Pecorara e nella frazione Montemartino un  altro gruppo di ribelli, conosciuti quale Banda  Parmigiani dal nome del loro capo, l’ex allievo ufficiale  Pietro Chiappini di Borgonovo V.T. All’inizio di luglio  anche questi uomini sono assorbiti dalla Brigata di Cossu; Chiappini diventa il capo della “squadra volante” della brigata, incaricato di tendere agguati ad automezzi militari nemici in transito sulla via Emilia.

Nel comune di Pecorara, a sottolineare ulteriormente la posizione strategica che il suo territorio riveste per l’organizzazione del movimento partigiano piacentino, già da mese di luglio s’insedia un distaccamento della Brigata GL. All’inizio di agosto, con il grande afflusso di aderenti da tutta la provincia, questa brigata diventa una Divisione, sempre al comando di Fausto,  suddivisa in più brigate con i rispettivi comandanti.  Il  territorio di Pecorara viene presidiato  dalla II Brigata GL al comando dell’ex tenente Riccardo Ferrari “Tredici”, rimpiazzato due mesi dopo da un altro ex tenente, il ventenne Giovanni Cerlesi “Gianni”.

Pecorara diventa la base in val Tidone della Divisione partigiana Giustizia e Libertà/Piacenza

Da questo momento la storia partigiana  del comune di Pecorara è parte della vita e delle vicende più complessive  del movimento partigiano in val Tidone e della Divisione partigiana G.L, delle quali Pecorara diventa una base organizzativa fondamentale. E’ infatti non più a La Sanese ma nel territorio di Pecorara che avvengono i lanci da aerei degli Alleati, di fusti di metallo contenenti ami, munizioni ed altri rifornimenti essenziali per i partigiani. Agli inizi di agosto ’44 vi è paracadutata anche una missione del Secret Intelligence americano, di quattro persone con a capo il viareggino Manfredo Bertini “Maber”, che ha il compito di tenere via radio i collegamenti fra la Divisione di Cossu  e l’esercito alleato (cfr. Missioni alleate).

A Pecorara vengono custoditi i militari nemici catturati. L’edificio della scuola di Costalta è utilizzato come infermeria per la cura dei feriti da parte dei medici che hanno aderito alla Resistenza(Cfr.  E’ da Pecorara che partono squadre, quale quella di Giovanni Lazzetti “Ballonaio”, per tendere agguati e catturare automezzi nemici in transito sua via Emilia pavese. L’edificio del Consorzio agrario diventa il magazzino della Divisione per i materiali catturati e per quelli ricevuti dai lanci aerei.

Inoltre, come negli altri comuni via via liberati dal dominio nazifascista, anche a Pecorara in sostituzione del podestà di nomina fascista , è insediato, il 15 agosto, un consiglio comunale rappresentativo della popolazione, convocata quel giorno in piazza per la sua approvazione. Il Consiglio elegge alla carica di sindaco Giovanni Pizzi (cl. 1892), proprietario e gestore dell’unico albergo di Pecorara.

Il 24 novembre 1944 arrivano i “mongoli”-tedeschi  della divisione Turkestan

Per  fine autunno ’44 i partigiani piacentini hanno liberato tutto il territorio collinare-montano e minacciano anche il controllo nazifascista dei centri urbani della pianura. Il comando della Wehrmacht invia allora nel Piacentino anche l’intera Divisione di fanteria Turkestan, composta in parte da soldati asiatici, per annientare le forze della Resistenza con un sanguinoso rastrellamento. Inizia il 23 novembre proprio dalla val Tidone. Il numero di questi militari e la loro potenza di fuoco è travolgente. Il 24 arrivano a Pecorara.  Fausto si vede costretto a disporre la ritirata generale delle brigate partigiana dalla Val Tidone e dalla stessa Val Trebbia verso la Val Nure. Anche la popolazione è terrorizzata, in particolare dalla fama di violenza che accompagna i cosiddetti “mongoli”; alla notizia  dell’arrivo di quei soldati Pecorara si  svuota dei suoi abitanti; pure il parroco don Arcelloni  abbandona il paese e, in fuga, giunge fino a Carpaneto Piacentino, da dove ritorna a Pecorara all’inizio di dicembre.

Il sanguinoso rastrellamento prosegue in Val Nure ed in Val d’Arda, e dopo aver subito quasi trecento perdite fra caduti in combattimento o fucilati dopo la cattura, tutte le formazioni partigiane sono costrette a sciogliersi e disperdersi. Braccati dalle forze nemiche, parte dei partigiani che avevano lasciato il territorio di Pecorara vi ritornano in piccoli gruppi e disarmati, affamati e intirizziti nel gelido inverno; cercano rifugio nelle frazioni più periferiche e trovando ancora ospitalità nelle famiglie contadine.

Due eccidi nazisti di partigiani rifugiati nelle frazioni di Pecorara

La Turkestan ha collocato un proprio consistente reparto a Pianello V.T. al comando di un capitano tedesco; da lì squadre di soldati vengono inviati a stanare ed eliminare i partigiani fuggiaschi.

Il 18 dicembre 1944 arrivano di sera a Cicogni, circondano una casa, vi sorprendono tre di quei rifugiati e li passano per le armi. Ripartono portando con sé in ostaggio alcuni abitanti, a monito di chi ospita i partigiani.

Fra il 27 e il 31 dicembre ’44  viene organizzato un vero e proprio rastrellamento, con perquisizioni nelle case e nelle stalle fra  Busseto e Cicogni. Vengono scoperti 11 partigiani rifugiati nella  zona. Quattro sono subito uccisi, fra cui il capo distaccamento Mario Busconi e l’ucraino Husejinov Vilajist, che hanno cerato di difendersi. Sette sono condotti ad Aie di Busseto e lì messi al muro al centro del paese e fucilati.

La ripresa partigiana e la partenza da Pecorara per partecipare alla liberazione di Piacenza

Da metà febbraio 1945 i partigiani cominciano a riorganizzarsi; le forze tedesche  e fasciste sono ormai costretti a ritirarsi nei centri maggiori della pianura. Si rivede anche il comandante Fausto Cossu, che il 1° marzo fa una adunata generale nella piazza di Pecorara  e dà direttive per la ripresa della lotta.

Si ricostituisce nel comune di Pecorara  la II Brigata G.L. con comandante l’ex allievo ufficiale Carlo Comaschi “Guido” originario di Caminata.  Riprendono i lanci aerei degli Alleati; inviano ora anche divise con cui i partigiani possono sostituire i vecchi abiti ridotti a stracci. Le formazioni partigiane riassumono il controllo anche dei comuni di fondovalle, compresso Pianello V.T.. La Divisione partigiana G.L. assume il nome di Divisione Piacenza.

A partire dal 24 aprile anche a Pecorara i partigiani si organizzano per scendere a Piacenza e partecipare alla liberazione del capoluogo della provincia. E’ con loro anche don Ugo Calza “Don Terzo”, il giovane sacerdote che oltre ad avere, come loro cappellano, fornito l’assistenza religiosa, li aveva seguiti durante il drammatico rastrellamento dell’ultimo inverno e ne aveva condiviso  gli stenti e le sofferenze. Ora veste anche lui la divisa giunta dai lanci, orgoglioso di partecipare all’ultimo evento liberatorio di tante sofferenze.

   A. B. – R.R.

Bbliografia

  • Pietro Solari, Partigiani della Val Trebbia e Val Tidone, Piacenza 1945
  • Filippo Arcelloni, don, Pecorara nella bufera della Resistenza – Popolazione, partigiani, fascisti e tedeschi visti dal parroco dell’epoca (con Appendice di R. Repetti sui partigiani e caduti di Pecorara e sugli altri partigiani caduti nel comune di Pecorara), Pontegobbo 2013. (Il testo di Arcelloni è stato steso nel 1946/1947)
  • Pietro Chiappini, Se io muoio da partigianoStoria della Resistenza in Val Tidone, Costa e Conca, 1983
  • Franco Sprega, Il filo della memoria. Fatti e cronache di Fiorenzuola dal movimento socialista agli albori della Resistenza, Tipleco, 1998.
  • Roberto Zambianchi, I ribelli della Val Tidone (a c. di S. Pronti), Filios editore, 2012
  • Mirco Dondi, La Resistenza tra unità e conflitto. Vicende parallele tra dimensione nazionale e realtà piacentina, Mondadori, 2004.
  • L. Cavanna/R. Repetti, Comandanti partigiani giunti da lontano, Edizioni Pontegobbo, 2018

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Protagonisti della lotta di Liberazione, nati/residenti nel comune di Pecorara che hanno ottenuto il riconoscimento quali partigiani, patrioti o benemeriti:   n. 65 di cui 2 donne. Alcuni alla Liberazione facevano parte della II Brigata ma la maggioranza ad altre brigate sempre della Divisione G.L./Piacenza.

(L’elenco con i dati personali e le immagini disponibili sono consultabili in questa enciclopedia alla categoria “Elenco e dati partigiani piacentini”.

Partigiani residenti nel comune di Pecorara caduti: n. 6

  • Giovanni Oroboni, anni 22 – deceduto il 31 8.44 in conseguenza di un colpo mortale partito accidentalmente dal proprio fucile mentre prestava servizio di guardia in una postazione partigiana in comune di Travo.
  • Luigi Paochi, anni 22- catturato il 16.11.1944 assieme a tre compagni, mentre erano di pattuglia sulla strada Bobbio-Passo del Penice all’altezza di Vaccarezza e portato in prigione a Bobbio, il giorno dopo è stato riportato e con gli altri tre fucilato sul luogo della cattura.
  • Rosa Pagani, 17 anni – colpita a morte il 23.11.1944 nella sua casa a Ronco dei Rossi durante il rastrellamento della Divisione tedesca Tukestan.
  • Nino Degli Antoni, anni 22 – fucilato il 24.11.’44 a Nibbiano, assieme ad altri 5 partigiani, dopo che erano stati catturati mentre contrastavano l’arrivo di un reparto della Turchestan.
  • Giuseppe Brenzi, anni 36 – fucilato ad Aie di Busseto il 1° gennaio 1945, assieme ad altri sei catturati in precedenza da un reparto della Turchestan proveniente da Pianello V.T.
  • Aniceto Capucciati, 22 anni – caduto il 22 .2.1945 nel corso di uno scontro con forze militari del regime fascista in località Rocche di Bobbio.

Sono noti i nomi di almeno altri 17 altri partigiani che hanno perso la vita nel territorio del comune di Pecorara. Fra questi, durante il rastrellamento della Turkestan,  anche il capo della missione del Secret Service americano, il viareggino Manfredo Bertini “Maber”, alla cui memoria fu assegnata la Medaglia d’Oro V. M.

Significativa, delle caratteristiche del movimento partigiano e di coloro che furono partigiani e persero la vita nel comune di Pecorara, la provenienza dei suddetti caduti:

Anastasi Alfio, da Acireale (Catania); Baronchelli Costante, da Villa d’Ogna (Bergamo); Busconi Mario, da Carpaneto Piacentino (PC); D’Antonio Vincenzo, da Rieti; Dalla Grassa Severino, da Oneta (Bergamo); Di Fina Lupo Paolo, da Piraino (Messina); Facchini Giuseppe, da Bovegno (Brescia); Foglia Sunter, da Trivero (Vercelli); Gamba Tarcisio, da Mazzo di Valtellina (Sondrio);

Lavatelli Giorgio, da Milano; Maestrini Nazzareno, da Ranica (Bergamo); Meregalli Michele, da Usmate (Milano); Rossi Francesco, da Gragnano Trebbiense (PC); Santinelli Giovanni, da Lainate (Bergamo); uno rimasto anonimo, dall’Algeria; Vilajist Husejinov, dall’Ucraina (URSS):

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(Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana). Gli  IMI nati nel comune di Pecorara sono: n. 96

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

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 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Pecorara a ricordo dei caduti partigiani:

– A Pecorara: i nominativi dei 6 caduti del comune nella lapide del monumento che ricorda tutti  i caduti nelle guerre del Novecento.

– A Busseto: monumento e lapide con i nomi dei 18 caduti nella zona, e targa a ricordo della Medaglia d’Oro “Maber”.

-Ad Aie di Busseto: lapide a ricordo dei “7 partigiani di diversi paesi lì fucilati il 31.12.1944”.

-Presso Cicogni, a lato della strada provinciale che sale da Pecorara,  lapide a ricordo di Mario Busconi lì caduto in combattimento il 31.12.1944

– A lato della strada provinciale che da Piozzano sale al passo della Caldarola, a circa 1,5 Km dallo stesso, cippo posto dell’Anpi a ricordo e con i nomi dei quattro componenti la Banda Piccoli uccisi il 5 giugno 1944.