Pianello Val Tidone partigiana

 

 

Il comune di Pianello V.T. al tempo della guerra ha circa 4.200 abitanti, dei quali oltre 1500 residenti nel capoluogo, che è il principale centro urbano della media Val Tidone e la porta dell’alta val Tidone, verso Pecorara e il passo del Penice, nonché verso Nibbiano e la val Staffora.

Pianello, nei mesi dell’occupazione tedesca e della lotta di Liberazione viene pertanto fortemente presidiato dalle forze nazifasciste. Inizialmente dalla GNR, la polizia militare del regime fascista,  che non è comunque in grado d’impedire che nella Rocca d’Olgisio, che si erge non lontano dal capoluogo comunale, s’insedi, a fine giugno 1944, un distaccamento di partigiani della I Brigata Giustizia e Libertà.

Alla fine novembre sono addirittura i militari della Wehrmacht tedesca a presidiare Pianello, fino a che, all’inizio del febbraio ’45, tornano i militi della GNR, che s’insediano nella Rocca del capoluogo,  mentre della Rocca d’Olgisio prende possesso la VIII Brigata partigiana G.L.

La storia di Pianello nei mesi della lotta di Liberazione si dipana attorno alle azioni di questi opposti presidi armati e alle relative conseguenze.

 La nascita del movimento partigiano in alta Val Tidone

Già nell’inverno 1943-’44, soldati italiani ed ex prigionieri di varie nazioni sfuggiti dopo l’8 settembre 1943 alla cattura degli invasori tedeschi e alla deportazione in Germania, nonché giovani di leva che rifiutano l’arruolamento del rinato regime fascista, si rifugiano nell’alta Val Tidone. All’inizio della primavera del 1944, per difendersi dalla caccia delle forze nazifasciste, si organizzano in tre bande attorno ad esponenti con esperienza militare o politica: la Banda del Greco con l’ex sottufficiale greco Andreas Spanoyannis; la Banda Parmigiani con l’ex allievo ufficiale  di Borgonovo Pietro Chiappini, che per alcune settimane s’insedia anche nella Rocca d’Olgisio, abbandonata dai proprietari;  la Banda Piccoli promossa dall’antifascista di Fiorenzuola d’Arda, Giovanni Molinari d’intesa con il CLN piacentino. Quest’ultima formazione si distingue per gli attacchi portati ad esponenti militari e civili del fascismo, fra cui l’attacco, la notte del’11 maggio ’44, alla caserma di Pianello della GNR, per conseguire la resa di questi militi, attacco che si conclude invece, dopo un violento scontro a fuoco, con la morte del partigiano “Nich”, un russo che era stato portato in Italia come prigioniero dall’esercito tedesco ma alla prima occasione era fuggito e si era unito al gruppo di Molinari.

A segnare, dalla primavera del ‘44  alla Liberazione, la storia della lotta partigiana in Val Tidone è però la grande formazione di combattenti che andrà a svilupparsi sotto il comando di un ex ufficiale dei carabinieri sardo, Fausto Cossu.

La formazione di Fausto si costituisce innazitutto con ex carabinieri che , a partire dal gennaio 1944, abbandonano la GNR fascista e lo seguono nel caseggiato di La Sanese, nell’alto comune di Piozzano quasi al confine con la Val Trebbia. Procede poi, anche con atti di forza, a sciogliere ad assorbite le altre tre formazioni di ribelli citate e diventa il capo di tutto il movimento partigiano che via via cresce in val Tidone e Val Trebbia, da una prima Brigata Giustizia e Libertà nel giugno 1944 alla Divisione Piacenza dell’aprile 1945, composta da 11 brigate con oltre 2.500 aderenti.

All’inizio del giugno ’44 raggiungono La Sanese e si uniscono a Fausto anche i carabinieri del presidio GNR di Pianello, compreso il maresciallo Trebeschi. Il presidio della GNR viene ricostituito con militi fascisti.

I partigiani s’insediano nella Rocca d’ Olgisio ed il presidio della GNR lascia Pianello

A fine giugno ’44 s’insedia nella Rocca d’Olgisio un distaccamento della I Brigata G.L. e quei partigiani incominciano a fare incursioni anche nell’abitato di Pianello. I militi del locale presidio si sentono in pericolo e dopo qualche tempo abbandonano il comune. Ad impedire però che s’insedi a Pianello un presidio partigiano vi giunge di tanto in tanto  uno dei due grossi automezzi blindati di cui dispongono a Piacenza le forze militari fasciste. Il 21 luglio quel blindato giunge a Pianello e, con le sventagliate della propria mitraglia colpisce a morte il quindicenne Federico Vaga e, all’incrocio della strada per Chiaroni, il civile 46enne estraneo al movimento partigiano Carlo Orsi.

Attacco nazifascista alla Rocca il 30 luglio ’44 , seguito dalla strage di Strà.

Il 30 luglio da Piacenza viene organizzata una forte spedizione militare per stanare ed eliminare il presidio partigiano di Rocca d’Olgisio. La comanda un capitano tedesco ed è composta anche da una squadra di SS, specializzata nelle stragi. Giungono all’alba e si appostano con mitraglie e cannoncini sotto le mura ed intimano la resa. Dopo un attimo di sbandamento, i partigiani, che hanno un valido comandante, l’ing. Antonio Piacenza, già ufficiale nell’esercito italiano, rispondono con tutte le loro armi e si accende un intenso combattimento. Gli attaccanti, che si trovano allo scoperto, dopo aver subito un morto e sei feriti, sono costretti a ritirarsi. Si fermano però appena oltre Pianello ed il torrente Tidone, nella frazione di Strà, e fanno arrivare un potente cannone da Piacenza che, piazzato in fondo al paese, inizia a bombardare la Rocca.

Nel frattempo, in soccorso dei partigiani della Rocca ne arrivano altri dal comune di Piozzano e da Pecorara; una squadra si avvicina a Strà, prende di mira il capo cannoniere, un sottufficiale tedesco, e lo colpisce a morte. Subito dopo, per il duplice smacco subito quel giorno, tedeschi e fascisti si scatenano in una barbara rappresaglia contro la popolazione della frazione, uccidendo cinque donne fra i 21 e gli 85 anni, un bambino di due anni assieme alla madre che lo teneva in braccio, un giovane invalido di 16 anni e due uomini di 72 e 85 anni.(Cfr. La strage di Strà).

La popolazione di Pianello e della val Tidone conosce pertanto l’abisso disumano della violenza nazista, sorretta dai fascisti italiani.

Per oltre tre mesi Pianello sotto controllo partigiano

Dal mese di agosto ’44 e per oltre tre mesi Pianello entra a far parte del territorio della Val Tidone sotto controllo partigiano. Il podestà del comune nominato dal prefetto fascista di Piacenza viene sostituito da una nuova amministrazione con sindaco il sig. Colombini, di orientamento democratico. Nel capoluogo circolano liberamente i partigiani ma le loro sedi restano a Rocca d’Olgisio e in alcune frazioni, fra cui Gabbiano e Chiaroni,  perché a Pianello potrebbero ancora essere investiti da improvvise incursioni di gruppi armati nazifascisti su automezzi anche blindati. Avviene infatti il 30 agosto, quando, con armi puntate, s’impossessano e portano vie tutte le biciclette  su cui riescono a mettere le mani. I partigiani a loro volta scendono di notte a compiere colpi di mano sulla via Emilia, sorprendendo e catturando automezzi che trasportano armi, munizioni, equipaggiamenti militari e anche rifornimenti alimentari.

Il sanguinoso rastrellamento antipartigiano della Divisione “mongolo”-tedesca Turkestan

A fine autunno ’44 la stessa occupazione tedesca del territorio e dei centri urbani della pianura appare a rischio e allora il Comando della Wehrmacht in Italia invia nel Piacentino anche l’intera Divisione di fanteria Turkestan, per annientare le forze della Resistenza con un sanguinoso rastrellamento. Questo inizia il 23 novembre proprio dalla val Tidone; i partigiani dislocati nei comuni di Pianello e di Nibbiano sono i primi ad esserne investiti, e naturalmente anche il presidio di Rocca d’Olgisio. I  presenti nella Rocca tentano una difesa, intrecciano spari con quelli dei nemici, ma quei soldati hanno una potenza di fuoco travolgente. Prima che la Rocca sia circondata i partigiani al comando dell’ing. Piacenza si ritirano dal retro, dopo aver fatto saltare con la dinamite una torre in cui avevano accatastato le armi e le munizioni che non potevano portare con sé.

Un’ultima resistenza viene tentata presso Vidiano. Dopo la Liberazione, con l’assegnazione della Medaglia d’Argento V.M.,  sarà onorata la memoria del lodigiano Giovanni Tansini colpito  a Casa Nuova perché si era attardato per trasportare ed occultare un compagno ferito.

Infine le formazioni partigiane  sono costrette a ritirarsi sia dalla Val Tidone che dalla Val Trebbia e a riparare in Val Nure. Vi rimangono solo piccoli gruppi nascosti in luoghi fuori mano. Il rastrellamento continua però anche in Val Nure e in Val d’Arda fino al gennaio ’45, con molte vittime fra i partigiani, caduti in combattimento o fucilati dopo la cattura.

Pianello presidiato direttamente dai militari della Turkestan

A Pianello, con la requisizione anche dell’Albergo Garibaldi, s’insedia un grosso reparto di soldati tedeschi e “mongoli”. Da qui in dicembre e gennaio partono squadre alla caccia dei partigiani che sono rimasti nascosti nell’alta valle o che vi sono ritornati dopo lo sbandamento.

Il 22 dicembre, dodici partigiani che avevano fatto parte del distaccamento di Rocca d’Olgiso e che durante il rastrellamento erano finiti a S. Stefano d’Aveto, dopo aver attraversato a piedi l’Appenino giungono, affamati ed intirizziti, alla Rocca, pensando di potervi stare nascosti disarmati. Ma all’alba di cinque giorni dopo un reparto tedesco, forse a seguito di una delazione, sale alla Rocca e li prende di sorpresa. Due tentano comunque di fuggire, dalla porta verso Chiaroni,  ma sono colpiti a morte oltre la porta: Vincenzo Pesatori, 21 anni, di Rottofreno, e Giovanni Battista Graziani, 21 anni, della provincia di Vicenza.  Gli altri 10 sono poi inviati al campo di concentramento di Bolzano da dove torneranno dopo la Liberazione tutti vivi, perché, a seguito dei danneggiamenti inferti dai bombardamenti degli Alleati alle ferrovie della Germania, non era stato possibile il loro invio in un lager tedesco.

Pianello liberata definitivamente dai partigiani l’8 marzo 1945

La conoscenza delle vicende pianellesi fra il 1° gennaio 1945 e il 17 maggio di quell’anno si può avvalere del diario di un seminarista 23enne, Pietro Achilli, tornato in quei mesi presso la sua famiglia a Pianello perché il Collegio Alberoni di Piacenza che lo stava preparando al sacerdozio era stato chiuso a causa della guerra. Questo diario (cfr. bibliografia) oltre ad indicare via via gli eventi della lotta fra i partigiani e le forze militari nazifasciste, offre un quadro più complessivo della vita degli abitanti di Pianello in quell’ultima aspra fase. In questa voce enciclopedica sono indicati solo gli eventi locali più significativi.

Nel mese di gennaio 1945 continua, dal presidio tedesco di Pianello, la caccia ai partigiani rifugiati nel territorio dell’alta val Tidone; è catturato anche un altro ribelle nascosto nella Rocca d’Olgisio. I fascisti insediano in Comune un nuovo podestà e un nuovo segretario comunale.

Il 7 febbraio i militari della Turkestan lasciano Pianello, rimpiazzati il 9 da militi fascisti che s’insediano dentro alla Rocca del capoluogo, da cui debbono pertanto andarsene gli uffici comunali. I partigiani di Fausto a loro volta si riorganizzano,  riforniti di armi anche dai lanci aerei degli Alleati. Per operare nel territorio di Pianello si costituisce una nuova formazione, la VIII Brigata G.L., della quale entrano a far parte anche gran parte dei partigiani pianellesi. Il comando è assunto dal piacentino Enrico Rancati “Nico”, 28 anni, uomo d’azione e con esperienza militare. Pone il comando nella Rocca d’Olgisio e incomincia a compiere azioni di disturbo nei confronti dei militi fascisti, costringendoli fra l’altro a lasciare liberi sei giovani che avevano imprigionato perché renitenti al reclutamento del regime fascista.

L’8 marzo i partigiani al comando di Nico scendono a Pianello, circondano la Rocca ed intimano la resa al presidio fascista. Questo resiste, ma devo cedere dopo che il massiccio edificio è colpito da colpi demolitori di Panzerfaust, lanciarazzi manovrati da alcuni soldati tedeschi al comando del sottotenente Otto Beckmann, che avevano disertato dalla Wehrmacht e si erano uniti ai partigiani. I militi si arrendono e partono per Piacenza abbandonando nella Rocca i loro feriti.

Grande esultanza fra i cittadini; Fausto scende a Pianello e si occupa anche dell’amministrazione del comune,  in aprile saranno riaperte anche le scuole.

Dopo l’ultimo colpo di coda nazifascista, da Pianello i partigiani partono per contribuire alla liberazione anche di Piacenza

In queste ultime settimane, fino al completamento della liberazione di tutta la provincia e della città di Piacenza, neanche a Pianello si può ancora vivere con tranquillità perché in territori vicini si svolgono tuttora combattimenti, e qualche colpo di coda nazifascista potrebbe  essere pure tentato su Pianello, tant’è che il ponte sul Tidone viene minato, lasciando libero solo il passaggio a piedi e in bicicletta.

Un colpo di coda è invece tentato il 16 aprile sul presidio partigiano di Monticello in comune di Gazzola; il reparto nazifascista è respinto con pesanti perdite, ma perdono la vita anche quattro partigiani. A Pianello il 18 si tengono solenni  funerali per uno di quei caduti, il piacentino Gino Cerri, commissario della VII brigata, la cui famiglia – la moglie e due bambini – dopo la sua adesione al movimento partigiano si era rifugiata nella frazione pianellese di Masarola.

Come disposto da Fausto per le brigate della sua divisione, che ha assunto il nome di Divisione partigiana Piacenza, all’alba del 25 aprile i componenti della VIII Bigata al comando di Nico, partono da Pianello per partecipare agli ultimi combattimenti in pianura e alla Liberazione di Piacenza (I tre giorni della liberazione di Piacenza).

G.L. C. – R. R.

Bibliografia

  • Pietro Solari, Partigiani della Val Trebbia e Val Tidone, Piacenza 1945
  • Antonino La Rosa, Storia della Resistenza nel Piacentino, Amministrazione provinciale di Piacenza – Isrec, 1955 e 1958
  • Ettore Carrà, a c., Il distaccamento autonomo di Monteventano e l’8a e l’11a brigata della I Divisione Piacenza, Istituto piacentino per la storia della Resistenza, Piacenza 1981
  • Pietro Chiappini, se io muoio da partigianoStoria della Resistenza in Val Tidone, Costa e Conca, 1983
  • Roberto Zambianchi, I ribelli della Val Tidone (a c. di S. Pronti), Filios editore, 2012
  • A. Vescovi / G. Agosti, E verrà l’alba – Il valoroso. Una vita partigiana – 1a edizione Vicolo del Pavone 1996, 3a edizione 2021.
  • Pietro Achilli, La Val Tidone nei giorni della lotta partigiana (a c. di M.V. Gazzola, con introduzione e note di R. Repetti), Edizioni Pontegobbo, 2016
  • L. Cavanna/R. Repetti, Comandanti partigiani giunti da lontano, Edizioni Pontegobbo, 2018

——————————————————————————————————————

Residenti nel comune di Pianello Val Tidone che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e ne hanno richiesto e ottenuto il riconoscimento quali partigiani, patrioti o benemeriti:   n. 65 di cui 3 donne

L’elenco con i dati personali e le immagini disponibili sono consultabili in questa enciclopedia alla categoria “Elenco e dati partigiani piacentini”.

 

Partigiani residenti nel comune di Pianello caduti:

  • GIOVANNI MAGISTRATI, anni 51, caduto in combattimento il 25.11.1944 a Meolo di Romagnese (PV).
  • PAOLO SOLENGHI, anni 33, fucilato il 23.3.1945 a Bosnasco i Pavia

——————————————————————————————————————–

(Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana). Gli  IMI nati nel comune di Pianello Val Tidone sono: n. 64

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

—————————————————–

 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Pianello a ricordo dei caduti partigiani:

– A Pianello presso la Rocca: monumento ai caduti nelle guerre del Novecento.

– Sulla rocca di Pianello, lato piazza Umberto I: lapide a ricordo di Dino Laudi, originario di Torino, medico a capo del Sevizio sanitario della Divisione partigiana della Val Tidone-Val Trebbia, ricercato dai nazifascisti anche perché di origini ebraiche, catturato durante il rastrellamento dell’inverno 1944-’45 ed eliminato non si sa come e dove.

– A Rocca d’Olgisio, su una roccia fuori dalla porta verso Chiaroni: due piccole lapidi accostate a ricordo dei fucilati il 27.12.1944, Vincenzo Pesatori e Giovanni Battista Graziani.

– Cippo presso Casa Nova a ricordo del caduto Gianni Tansini, Medaglia d’Argento V.M.