Sarmato partigiana

 

Un asse stradale strategico per i nazifascisti ma anche per i partigiani: la Via Emilia

Il comune di Sarmato, che si estende dalla destra del fiume Po alla via Emilia Pavese, scavalcandola in alcuni tratti, fa parte dell’area di pianura della provincia di Piacenza sotto controllo, nei venti mesi della lotta Liberazione, delle forze tedesche e fasciste, che mantengono un forte presidio militare nel vicino centro di Castel S. Giovanni. Per esse la via Emilia  è un asse di comunicazione strategico ai fini della conduzione della guerra contro gli Alleati anglo-americani, per i transiti dei convogli militari e per portare verso il fronte ogni genere di rifornimenti. Diventa però strategico anche per le formazioni partigiane dislocate nella media e alta val Tidone, le quali, con agguati ed improvvisi attacchi agli automezzi in transito, riescono ad impadronirsi di armi, di munizioni, di vettovaglie e spesso degli stessi mezzi di trasporto. La storia partigiana di Sarmato è quindi in particolare legata a questi colpi di mano. Favoriti anche del fatto che la popolazione, composta in grande maggioranza di salariati e braccianti agricoli di tradizione socialista, sostiene la Resistenza, aldilà della sessantina di sarmatesi diventati combattenti partigiani.

Le volanti partigiane e i fruttuosi agguati del funambolico “Ballonaio”

Le forze partigiane in Val Tidone si organizzano nella parte alta della  vallata all’inizio dell’estate 1944 prima in una brigata e poi in una divisione di più brigate, al comando del già  tenente dei carabinieri Fausto Cossu “Fausto”, che dà loro una impostazione di stile militare, affidandone il comando ad ex ufficiali. Fausto valorizza però anche soggetti con esperienza di guerra di semplici soldati che dimostrino grande inventiva e coraggio nell’organizzare e compiere improvvisi agguati ai nemici. Questi soggetti diventano i capi delle “squadre volanti” che scendono nelle ore notturne in pianura e si appostano lungo le principali vie di comunicazione, o penetrano addirittura dentro la città di Piacenza. Passerà alla storia in particolare, per le clamorose imprese compiute ed anche per la sua tragica fine – catturato e fucilato dai fascisti – Giovanni Lazzetti “Ballonaio”. Nato nel 1920 e cresciuto a Castel S. Giovanni, realizza con la sua squadra diversi colpi di mano anche nel tratto sarmatese della via Emilia.

Una delle imprese più spericolate e fruttuose è compiuta dal Ballonaio verso la fine del luglio ’44. Lui e la sua squadra – 6 uomini in tutto – si vestono con divise tolte a soldati tedeschi in precedenza catturati, poi si recano e si appostano sulla via Emilia due chilometri oltre l’abitato di Sarmato verso Piacenza. Sopraggiunge da quella direzione un grosso camion che si ferma all’alt di quegli uomini in divisa tedesca. I partigiani puntano le loro armi verso i tre che stanno in cabina i quali, presi alla sprovvista, si lasciano disarmare. Preso il controllo del mezzo i partigiani stanno per partire quando arriva un pesante autocarro dalla direzione di Castel San Giovanni. Viene ripetuta l’operazione e anche questa volta, senza spargimento di sangue, i militari in cabina si arrendono nelle mani dei partigiani. I due automezzi si avviano verso C.S. Giovanni, con alla guida gli stessi autisti tedeschi con pistole di partigiani alle loro costole. Vengono incrociati altri camion militari ma gli autisti si guardano bene dal fare cenni compromettenti. La via Emilia è abbandonata dopo Castel S. Giovanni verso la strada che sale a Creta e a Vicobarone, qui una sosta per controllare i generi trasportati:  viveri in quantità sul primo autocarro, centinaia di moschetti e anche alcuni fucili automatici sul secondo. Si prosegue poi fino a Groppo, l’ultimo paese del comune di Piozzano raggiungibile da un automezzo. Giunge poi lì anche Fausto, dalla sede del suo comando più su, a la Sanese, per complimentarsi  con il Ballonaio e i suoi uomini.

Successi negli agguati partigiani sulla via Emilia ma anche dolorose perdite umane

Sempre durante l’estate del ’44, in un’altra azione partigiana sulla via Emilia , compiuta questa da una squadra  pure proveniente dal comune di Piozzano ma al comando di  Riccardo Brega di Castel S. Giovanni, viene catturato un autocarro carico di grandi forme di formaggio grana le quali contribuiscono più ampiamente agli approvvigionamenti alimentari dei partigiani perché vengono scambiate con altri generi prodotti dagli agricoltori. In un’altra occasione è l’aiuto di un giovane sarmatese a togliere dalle difficoltà tre partigiani che, dopo essersi nascosti nella legnaia dell’“osteria della Bettola” sulla strada che collega la via Emilia con Sarmato, hanno catturato un motociclista su sidecar della polizia militare tedesca e vorrebbero ritornare con quel mezzo di trasporto ed il prigioniero in alta Val Tidone. Ma non sanno avviare il sidecar ed il tedesco si rifiuta di farlo. Il giovane sarmatese si avvicina e risolve il problema mostrando come si mette in moto quell’automezzo.

Non sempre però gli agguati si concludono senza vittime. Sulla Via Emilia all’altezza della cappella della Madonna del Mistadello, un ulteriore agguato a due automezzi tedeschi si sviluppa con un lungo e cruento crepitare di armi. Hanno la peggio  questa volta i militari tedeschi con un morto e diversi feriti, mentre i partigiani  tornano illesi alla loro base con i due automezzi ed il loro contenuto, fra cui centinaia di paia di scarpe, bene preziosissimo al tempo. Il 7 marzo 1945 l’agguato di sei partigiani ad un camion tedesco fra Sarmato e Castel San Giovanni ne realizza anche questa volta la conquista , ma nel combattimento due partigiani vengono colpiti a morte, fra cui il sarmatese Pasquale Muselli. Un altro sarmatese, il diciassettenne  Alcide Ferro, aveva già perso la vita durante un ancor più cruento combattimento del 16 ottobre ‘44 nel tratto della via Emilia in comune di Rottofreno, dove erano stati ben 7 i partigiani caduti. Un terzo giovane partigiano di Sarmato, il ventunenne Dario Marazzi,  perde la vita il giorno della liberazione del comune, 24 aprile 1945, in uno scontro a fuoco nei pressi del cimitero contro il reparto militare nemico che cerca di contrastare l’assunzione da parte dei partigiani del controllo della via Emilia e degli ultimi comuni della provincia.

Il rilevante contributo di Sarmato e della sua popolazione alla Resistenza

Sono quindi rilevanti gli episodi della lotta di Liberazione contro le forze nazifasciste svoltisi nel territorio di Sarmato. Rilevante anche il contributo dei cittadini sarmatesi che hanno scelto di rischiare la propria vita per tale Liberazione, in gran parte nelle formazioni partigiane della Val Tidone, ma alcuni anche nelle organizzazioni partigiane di altre zone. Inoltre a Sarmato operava un gruppo di civili che, pur non essendo inquadrati come sappisti,  hanno svolto attività analoghe, informando i partigiani sui movimenti dei convogli tedeschi e sulla presenza di militari fascisti e tedeschi nei paesi, dando informazioni e facendo da guida ai giovani che volevano raggiungere i partigiani in montagna e a chi era sfuggito dalle mani delle forze nazifasciste. Sono questi civili che in contatto con i sappisti che agivano sulla sponda opposta del Po, nei boschi di pioppi fra S. Cristina, Belgioioso, Corteolona e Miradolo, hanno assicurano le comunicazioni fra le formazioni partigiane della montagna piacentina, dove si erano inseriti anche molti partigiani lombardi, con i  grossi centri della Lombardia e con lo stesso Comando generale della Resistenza insediato segretamente a Milano.

Fra questi attivisti merita di essere ricordata la figura dello scultore sarmatese Paolo Maserati che dopo l’8 settembre 1943 torna a casa dal servizio militare e inizia un intenso lavoro clandestino di contatto e informazioni con i distaccamenti partigiani, fabbricando anche timbri in gesso per falsificare documenti.

 G.L. C

Bibliografia

  • Pietro Chiappini, Se io muoio da partigiano Storia della Resistenza in Valtidone,  Editore Costa e Conca, 1983.
  • G. Costa/S. Finardi (a c.), Memorie del partigiano Gino Bongiorni, Vicolo del Pavone, 1999.
  • Ermanno Mariani, Il Ballonaio, Pontegobbo, 2001.
  • Riccardo Brega, Il Crociato partigiano, E. Domino, 2007.
  • Sarmato e la via Emilia: ricordi di guerra partigiana, ricerca a cura delle classi III A e III B della scuola media G. Moia di Sarmato, anno 2014/2015.

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Partigiani di Sarmato che ne hanno richiesto ed ottenuto il riconoscimento  n. 53

Partigiani sarmatesi caduti: n. 8

  • ACHILLE BARBIERI, anni 23, caduto il 27.4.2025 durante la liberazione di Piacenza
  • ALCIDE FERRO, anni 17, caduto il 16.10.1944 in combattimento sulla via Emilia
  • DARIO MARAZZI, anni 20, cauto il 24.4.1945 durante la liberazione di Sarmato
  • GUIDO MOIA, anni 21, caduto il 5.1.1945 in comune di Bettola
  • PASQUALE MUSELLI, anni 23, caduto il 7.3.1945 sulla via Emilia
  • GINO SQUARZA, anni 24, caduto il 4.12.1944 nell’agguato nazista di Passo dei Guselli (Morfasso)
  • CARLO SQUARZA, anni17, fratello di Gino, ucciso nello stesso agguato
  • FEDERICO VAGA, anni 25, caduto il 21 luglio 1944

 (Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana).  IMI nati nel comune di Sarmato: n. 40

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

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 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Piozzano a ricordo dei caduti partigiani:

– Capoluogo: elenco dei nominativi sul monumento ai caduti nelle guerre del Novecento.

– Municipio: lapide con i nominativi posta nel XXX della Liberazione.

– Cimitero di Sarmato Monteventano: quattro busti in cotto, relativi ad Alcide Ferro, Achille       Barbieri, Guido Moia e Dario Marazzi, realizzati dallo scultore Paolo Maserati.

– Cippo presso la Via Emila all’inizio della strada che da Sarmato porta a Borgonovo V.T. a ricordo di Dario Marazzi.