Ugo Paraboschi (1910 – 1944)

Ugo Paraboschi, classe 1910, replica nella sua vicenda umana una parabola comune a molti giovani che, da una spesso inconsapevole adesione al fascismo, nel quale erano cresciuti e dalla cui propaganda erano stati formati, hanno maturato la consapevolezza dei disastri morali e materiali che il regime aveva causato all’Italia e sentito la necessità di lottare in prima persona aderendo alla lotta partigiana per portare il Paese fuori da quella situazione.

Impiegato civile all’Arsenale di Piacenza, chiamato al servizio militare aveva partecipato alle guerre fasciste degli anni trenta in Etiopia ed in Spagna. Dal luglio 1944 mette la sua esperienza militare al servizio della causa di liberazione dall’occupazione tedesca e dalla dittatura fascista.

Comandante di un reparto della III Brigata “Giustizia e libertà”, il 17 novembre di quell’anno, presso Gragnano Trebbiense, per mettere in salvo i suoi uomini coprendone il ripiegamento, s’impegna personalmente in uno scontro a fuoco con truppe nazifasciste fino ad essere colpito a morte. Un’azione di responsabilità e di coraggio che farà conferire alla sua memoria la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Gli anni nel regio esercito italiano

Ugo Paraboschi nacque a Gossolengo il 10 gennaio 1910 da Pietro e Santina Pella, primo di sei figli, unico maschio. Successivamente la famiglia si trasferì a Piacenza dove Ugo si diplomò ragioniere all’Istituto Romagnosi. Animato da una viva fede cristiana, militò nelle file dell’Azione cattolica e, soprattutto, nel movimento scoutistico, costituito a Piacenza nel 1920 presso la parrocchia di S. Francesco, a cui aderì fin da ragazzo e al quale rimase legato per tutta la vita: anche alla morte indossava il cinturone degli scout con il simbolo del giglio sulla fibbia.

Dopo gli studi venne assunto come impiegato civile all’Arsenale di Piacenza. Chiamato a prestare il servizio militare nel 1930 fu congedato nel 1931. Richiamato alle armi nel maggio 1935 e fino all’agosto 1936 partecipò alla guerra di conquista dell’Etiopia. Successivamente, dal novembre 1937 al maggio 1939, con il grado di caporale, fece parte del corpo di spedizione italiano inviato dal regime fascista in Spagna ad affiancare le forze nazionaliste del generale Franco contro quelle repubblicane.

Fu richiamato alle armi nel gennaio 1943 con il grado di caporalmaggiore, in forza all’8° reggimento di fanteria “Cuneo”, anch’esso coinvolto dopo l’8 settembre nello sbandamento generale dell’esercito Italiano. Ugo Paraboschi aiutò i soldati del suo reparto a sottrarsi alla cattura e alla deportazione in Germania riuscendo egli stesso a tornare a casa. Si era da poco sposato e il 3 aprile 1944 diventa padre di un bambino, Piergiorgio.

Nella III Brigata partigiana “Giustizia e Liberta”

La constatazione della gravissima situazione italiana prodotta dall’affiancamento alla Germania hitleriana nella guerra mondiale gli fece maturare un atteggiamento di profonda critica per tale scelta e per le disastrose modalità con cui la guerra era stata condotta, delle quali aveva diretta esperienza. Se pure in gioventù era rimasto affascinato dalla retorica nazionalista e bellicista, si convinse ora della necessità di contrastarla e combatterla.

Aveva 34 anni quando il 10 luglio lasciò Piacenza e raggiunse i partigiani, inserendosi nella formazione operante nell’alta Val Tidone e Val Trebbia al comando dell’ex ufficiale dei carabinieri Fausto Cossu. Questa durante l’estate registrò crescenti adesioni strutturandosi nella Divisione partigiana “Giustizia e Libertà” suddivisa in più brigate. Ugo Paraboschi era inquadrato della III Brigata al comando dell’ex brigadiere dei carabinieri Paolo Araldi.

Apprezzato per la sua maturità e per la sua esperienza militare fu posto a capo di un reparto della brigata distinguendosi varie volte per competenza e coraggio in situazioni difficili di contatto con il nemico.

La morte in combattimento per salvare la vita ai partigiani al suo comando

Nella tarda serata del 17 novembre 1944, dall’alta Val Luretta stava scendendo, al comando di una decina di uomini, verso la via Emilia per intercettare un camion nemico carico di munizioni che si sapeva essere trasportate da Piacenza a Castel San Giovanni. A Gragnano gli fu riferito che a Gragnanino vi erano truppe tedesche e fasciste. Fece allora appostare i suoi uomini poco fuori il paese e da solo si inoltrò verso Gragnanino per rendersi conto della consistenza del nemico. Avvistata un’autoblinda tedesca con un forte contingente di militari, fece rapidamente ritorno dai suoi compagni ordinando loro di ripiegare e di tornare sui monti. Per consentire loro di mettersi in salvo si appostò da solo in un canale irriguo, all’altezza della fabbrica conserviera La Gragnanese, impegnando le forze nemiche con le sue armi, un mitra e una pistola.

Individuato e fatto segno del fuoco nemico fu poco dopo colpito a morte da una raffica partita dalla mitragliatrice dell’autoblinda. Con il suo sacrificio era riuscito però a trattenere i nazifascisti per il tempo necessario a consentire ai suoi partigiani di allontanarsi e avere salva la vita.

Il giorno dopo la salma di Ugo fu recuperata dai familiari e portata a Momeliano di Gazzola, dove erano sfollati, tumulata provvisoriamente nel cimitero locale, fino a che, dopo la Liberazione, potrà essere trasferita nel cimitero di Piacenza.

La collaborazione con i partigiani delle sorelle Carla e Giuseppina.

Sull’esempio e in memoria di Ugo Paraboschi, diventarono collaboratrici dei partigiani le sorelle Giuseppina, come informatrice e staffetta, e Carla. Fra l’altro, nella casa di Momeliano dove si era trasferita la famiglia, vennero ospitati e nascosti tre “mongoli” che avevano disertato dalla Divisione tedesca Turkestan, evitandone cosi la cattura e la fucilazione da parte tedesca.

A Giuseppina è attestata l’appartenenza alla III Brigata G.L. a partire dal gennaio 1945. A Carla verrà conferita nel 1952 la Croce al Merito di guerra per l’attività partigiana.

La Medaglia d’Argento V.M. alla memoria di Ugo Paraboschi, proposta dopo la Liberazione dal Comandante di Divisione Fausto Cossu, sarà infine conferita dal Presidente della Repubblica Italiana con decreto del 10 marzo 1986. Alcuni anni prima, nel 1982, gli era stato conferito a titolo onorifico il grado di tenente.

    A. F.

Fonti:

  • Ruolo Militare di Ugo Paraboschi e data base relativo ai partigiani piacentini.
  • Testimonianza di Ughetta Percivalli (nipote di Ugo Paraboschi, figlia della sorella Carla) in data 10/11/2024.
  • Motivazioni del conferimento della medaglia d’argento: “Medaglia d’argento a Paraboschi Ugo, nato il 1° gennaio 1910 a Gossolengo. – Al comando di una pattuglia di combattimento, s’impegnava nello scontro a fuoco contro truppe nazifasciste, rinforzate da un mezzo blindato, di scorta ad un autotrasporto di armi nemiche nel tentativo di intercettarlo. Di fronte alla preponderanza di forze e di armamento dell’avversario, ordinava ai dipendenti il ripiegamento, rimanendo solo a proteggerli con la sua personale azione di fuoco. Cadeva da prode. – Gragnano (Piacenza), 17 novembre 1944”.
  • Articolo su “Insieme”, periodico della parrocchia di Gragnano, maggio 1975.
  • Paolo Scaravaggi, “Il nostro sentiero. L’A.S.C.I. a Piacenza dagli albori agli anni 50”, Piacenza, 2007.