Gossolengo partigiana

Gossolengo 26 aprile 1945. Incontro di comandanti partigiani della Divisione Piacenza in vista della liberazione della città. Il quarto da sinistra è il comandante della Divisione, Fausto Cossu.

Gossolengo dista solo 10 chilometri da Piacenza e durante i 20 mesi della Resistenza i partigiani nel suo territorio sono solitamente di transito; vi compiono però anche alcuni clamorosi colpi di mano. Con circa 2.500 abitanti ed una economia essenzialmente agricola, la popolazione è costituita in grande maggioranza da salariati e braccianti, di tradizione  socialista e quindi antifascista, solidali con i partigiani, aldilà di coloro – una quarantina – che dopo la Liberazione saranno ufficialmente riconosciuti “partigiani combattente”.  Diversi di questi durante la guerra  erano lavoratori occupati nella polveriera sita fra Gossolengo e il greto del Trebbia e hanno collaborato fra l’altro  al prelievo di munizioni per la Resistenza.

I primi aderenti alla Resistenza e subito un giovane fucilato dai fascisti

L’11 marzo 1944, i primi tre giovani di Gossolengo che hanno deciso di unirsi ai partigiani – Erasmo Ontenti, Ferdinando Bianchi, Ennio Demaldé – si dirigono verso le colline della Val Nure in direzione del monte Dinavolo. Li si è infatti aggregato un gruppo di ribelli al comando di un ex prigioniero jugoslavo Milic Dusan “Montenegrino”. Ma anche la GNR fascista, al comando dell’ufficiale Renzo Boselli, sta quel giorno effettuando una incursione in quella zona, presso la frazione di Chiulano. Ontenti e Bianchi sono sorpresi e catturati assieme a Giuseppe Alberici e Adelmo Bottazzi originari di Podenzano.  Ontenti, Alberici e Bottazzi sono immediatamente passati per le armi davanti al cimitero di Chiulano,  Bianchi viene portato nel carcere di Piacenza dal quale tornerà libero nel  mese di giugno a seguito di uno scambio con militi fascisti catturati dai partigiani. L’eccidio di Chiulano è il primo compiuto dalle forze fasciste in provincia di Piacenza durante la Resistenza, viene denunciato anche da un volantino clandestinamente diffuso dal CLN provinciale e suscita una enorme impressione fra la gente, evidenziando la natura brutale del regime di Salo al servizio della occupazione nazista.

Alberti Araldi “Paolo”  compie clamorosi colpi di mano nel comune di Gossolengo

Il principale protagonista di incursioni e colpi di mano partigiani nel comune di Gossolengo è il già vice-brigadiere dei carabinieri, originario di Ziano, Alberto Araldi “Paolo”, braccio destro del già tenente dei carabinieri Fausto Cossu, comandante della brigata e poi divisione in cui sono organizzati l’insieme dei partigiani dislocati in Val Trebbia e in Val Tidone. Paolo, che è messo a capo di un distaccamento, che diventa poi una brigata, con base nel paese di Scarniago, nella parte più alta del comune di Travo, conduce squadre dei suoi uomini in pianura per portare attacchi temerari ma sempre con successo, alle forze fasciste e tedesche,  facendo bottino di armi, munizioni ed altri equipaggiamenti per la Resistenza.

Nel territorio di Gossolengo può contare su collaboratori che lo informano sulla situazione. La prima azione vi è messa in atto il 22 maggio del 1944.  Paolo e alcuni suoi uomini camuffati da tedeschi irrompono sulla piazza di Gossolengo  con una Lancia Aprilia frutto di una precedente spedizione in pianura, sorprendono un gruppo di militi fascisti seduti al bar, li disarmano e ne portano via le armi.

Una importante fonte di rifornimento per i partigiani sono le polveriere. Quella di Gossolengo è fra quelle che più di una volta subisce le loro incursioni, per approvvigionarsi delle bombe a mano in essa custodite. Particolarmente fruttuosa quella attuata nel giugno ’44 da Paolo con una sua squadra.  Dal mese di luglio ad ottobre sono una trentina gli antifascisti di Gossolengo che vanno ad inquadrarsi nelle formazioni combattenti partigiane della medi/alta val trebbia o  val Nure, in gran parte lavoranti alla polveriera. Fra questi Dante Barbieri, classe 1915, capo operaio e militante socialista, che sarà il primo sindaco di Gossolengo dopo la liberazione.

La cattura di due alti esponenti del fascismo

Nella notte fra il 29 e 30 giugno ’44, Paolo con alcuni dei suoi uomini sorprende nella sua casa a Caratta l’Ispettore generale di PS  Riccardo Pastore, già dirigente della polizia segreta di Mussolini (OVRA) e gran cacciatore di antifascisti. Lo preleva assieme al figlio Giuseppe e porta i due a Groppo di Piozzano dove vengono custoditi in una stanza della scuola elementare. Qualche tempo dopo il figlio viene liberato in uno scambio con il partigiano ferito Delio Rizzi di Rivergaro, mentre il dirigente dell’OVRA, non avendo accolto le autorità fasciste piacentine la richiesta di scambio con più partigiani, il 29 luglio viene fucilato.

A distanza di un mese, da parte di una squadra al comando di Paolo e con l’intervento di un altro noto partigiano, Giovanni Lazzetti “Ballonaio”, una cattura ancor più clamorosa, a Giarolo di Caratta: addirittura quella del segretario provinciale del partito fascista, Antonino Maccagni, che usava andare li ad incontrarsi con una sua amica. Il federale è condotto e custodito inizialmente a Pentima, frazione del comune di Piozzano prossima alla sede del Comando di Fausto Cossu a La Sanese. Cossu sarebbe disponibile ad uno scambio con una pesante contropartita in partigiani nelle mani delle milizie fasciste, ma il nuovo federale fascista, Alberto Graziani, non accetta trattative.

Maccagni viene custodito per mesi, con cambiamenti di località; quando poi, a fine novembre ‘44 i partigiani della Val Tidone, incalzati  dal poderoso rastrellamento della divisione “mongolo”- tedesca Turkestan, sono costretti a rifugiarsi nel territorio di Ferriere, lo conducono con sé assieme agli altri prigionieri  nelle loro mani. A inizio gennaio ’45 debbono lasciare anche quel territorio in una fuga disperata verso l’alto Parmense e abbandonare quei prigionieri: i più sono lasciati liberi ma il capo fascista Maccagni viene fucilato. Il suo successore Graziani quando più avanti ne viene a conoscenza coglie l’occasione per emulare le rappresaglie naziste, 10 per 1. Fa prelevare dalle carceri di Piacenza dieci antifascisti precedentemente catturati e li fa condurre e mettere a morte al muro dei fucilati del cimitero di Piacenza: uno di questi è il trentasettenne Armando Merlini di Gossolengo.

Nel dicembre precedente, durante la caccia ai partigiani, in uno scontro a fuoco con uno di essi  in località Molinazzo, era stata colpita a morte anche una sedicenne di Gossolengo, Eva Maestri, che abitava con la famiglia di salariati in una grande azienda agricola della zona. (Se ne è poi onorata la memoria riconoscendola come partigiana caduta).

Da Gossolengo a Piacenza per la liberazione della città. Una grande stella bianca sulla piazza del municipio.

Alla vigilia della liberazione anche di Piacenza e della fine della guerra, dal Comando provinciale dei partigiani Gossolengo viene indicato come uno dei luoghi da cui muovere all’attacco delle forze nazi-fasciste  che controllo ancora Piacenza. Dalla Val Tidone il 25 aprile 1945, guadando il Trebbia all’altezza di Casaliggio, si spostano a Gossolengo i partigiani dell’VIII e della XI brigata della divisione di Fausto Cossu che ha assunto il nome di Divisione partigiana Piacenza. Alla sera, nei locali della scuola elementare si tiene un” consiglio di guerra” per decidere come distribuire e dislocare le forze disponibili. Presenti Cossu, il comandante della VIII brigata, Enrico Rancati “Nico”, quello della XI, Lodovico Muratori “Muro”, il comandante della VI Ginetto Bianchi, il commissario della VII Agostino Covati e alcuni altri, fra cui un maggiore dell’aeronautica militare diventato collaboratore dei partigiani, il sardo Mario Mauro, che era in contatto con gli Alleati. Questi dà l’indicazione di realizzare nella piazza davanti al municipio una grande stella bianca, perché segnalerebbe che Gossolengo è un centro abitato controllato dai partigiani ai piloti che negli ultimi giorni sorvolano a bassa quota il territorio piacentino per colpire le forze tedesche in ritirata. Si reperisce a fatica del gesso e la stella viene disegnata.

Il giorno dopo, 26 aprile, i partigiani cominciano ad avvicinarsi a Piacenza. (Cfr. Le tre giornate della liberazione di Piacenza). Il 27 un gruppo di quelli partiti da Gossolengo attacca i militari presenti nell’arsenale militare, dal lato di Via XXIV Maggio. Nel combattimento perde la vita un ultimo partigiano di Gossolengo: Firmino Baldini.

                  E. A.

        Bibliografia

  • Ettore Carrà, Il distaccamento autonomo di Monteventano ...”, Isrec, Piacenza 1981
  • Anna Chiapponi, Piacenza nella lotta di Liberazione , Vicolo del Pavone, 1976/2006
  • Ermanno Mariani, Piacenza liberata, Pontegobbo, 2006.
  • Cesare Po, Diario di un “ribelle”, Centro di Lettura di Rivergaro, 2012.
  • Renato Cravedi, Il partigiano Abele, Officine Gutenberg, 2021
  • Agostino Covati, L’arma aerea di partigiani di Fausto – Officine Gutenberg, 2023

——————————————————-

Nati nel comune di Gossolengo che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e ne hanno ottenuto il riconoscimento quali partigiani, patrioti o benemeriti: n. 63

Residenti nel comune di Gossolengo che hanno ottenuto il riconoscimento c.s . : n. 37

Partigiani residenti a Gossolengo che hanno perso la vita: n 5

  • ERASMO ONTENTI – anni 19 – fucilato il 11.3.1944 a Chiulano di Vigoolzone
  • UGO COSTA – anni19 – deceduto a il 14.11.1944 a Nibbiano
  • EVA MAESTRI – anni 16 – caduta in combattimento il 21.12.1944 a Gossolengo
  • ARMANDO MERLINI – anni 37 – fucilato il 21.3.1945 a Piacenza
  • FIRMINO BALDINI – anni 44 – caduto in combattimento 27.4.1945

Altri partigiani nati nel comune di Gossolengo  che hanno perso la vita: n. 3

  • FRANCO BOSELLI – anni 20 –  caduto in combattimento nel comune di Bettola,  Medaglia d’Argento al Valor Militare
  • UGO PARABOSCHI – anni 34 – caduto in combattimento il 17.11.1944 in comune di Gragnano – Medaglia d’Argento al Valor Militare
  • ERNESTO SUBACCHI – anni 19 – caduto in combattimento al Passo dei Guselli in comune di Morfasso

 (Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana).  IMI nati nel comune di Gossolengo: n. 71

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Gossolengo a ricordo dei caduti:

– Nella piazza del capoluogo: monumento ai caduti nelle guerre del Novecento capoluogo: monumento ai caduti nelle guerre del Novecento.

– Municipio: lapide all’ingresso.

– Parco della libertà: monumento e targa dedicate a Franco Boselli