Gazzola partigiana

Prigionieri greci nel castello di Rezzanello, maggio 1943 (da “Memorie di prigionia dal campo p.g. 17 di Rezzanello” di D. Vannucci, Tip.Le.Co. 2022).
Il castello di Monticello (da “Gli occhi della Libertà” di Fabrizio Achilli, Studio Fotografico Croce, Piacenza 2010).

 

 

 

 

 

 

 

Il territorio del comune di Gazzola, in larga misura pianeggiane, è per gli esponenti della Resistenza quasi esclusivamente una zona di passaggio da e verso le formazioni partigiane organizzate nei confinanti comuni di Travo e di Piozzano. Però, nell’ultima fase della lotta di Liberazione è in uno dei suoi antichi castelli, quello di Monticello,  che va a collocarsi il distaccamento più avanzato verso il capoluogo provinciale della Divisione “Piacenza”. E’ li che viene sostenuta una epica battaglia e conseguito un grande successo partigiano, segnato però dalla morte anche di quattro combattenti contro i nazifascisti, fra cui il commissario della VII Brigata, Gino Cerri, e un popolare comandante di Squadra Volante, il giovane  Lino Vescovi detto il “Valoroso”.

Un territorio al confine degli insediamenti partigiani

Il comune di Gazzola, con, ai tempi della guerra, circa 3.000 abitanti distribuiti nelle diverse frazioni e in case sparse, ha un territorio insinuato fra il torrente Tidone ed il fiume Trebbia, comprensivo delle prime colline che coronano la sponda occidentale del fiume. Dall’inizio del 1944 diviene terreno di confine fra le bande partigiane nascenti nella parte montana del comune di Travo e di Piozzano, e le forze militari nazifasciste che controllano i centri urbani e il territorio della pianura. Lungo le sue strade e sentieri molti giovani, a partire dalla primavera di quell’anno, vanno ad ingrossare l’organizzazione partigiana al comando dell’ex ufficiale dei carabinieri Fausto Cossu. Giovani provenienti sia dalla bassa Val Tidone che dai comuni di Piacenza, Gossolengo e Rivergaro, alla destra del Trebbia. Il fiume durante l’estate è facilmente guadabile, in particolare all’altezza di Rivalta. Salendo poi lungo la comunale di Rezzanello si passa a fianco del castello di Monticello e si arriva alla strada che da Travo raggiunge Bobbiano, Scarniago e la stessa base di Fausto, il caseggiato di La Sanese.

Seguono questi percorsi anche le staffette partigiane impegnate a portare messaggi e a tenere collegamenti dalla e per la pianura. E diventano presto i percorsi anche delle Squadre Volanti partigiane che scendono a compiere colpi di mano in pianura e a tendere agguati agli automezzi nemici in transito sulla via Emilia.

L’eccidio fascista alla Balletta

Gli uomini e le donne della Resistenza debbono però muoversi guardinghi, perché questo territorio è sorvegliato, con frequenti azioni di pattugliamento e installazioni di posti di blocco, dalle milizie fasciste che hanno presidi fissi a Gragnano Trebbiense e a Rivergaro. Vi compiono incursioni anche squadre tedesche da Piacenza e da Rivergaro, compreso il guado di Rivalta dove più di una volta avvengono scambi di fucilate con i partigiani.

Il 31 dicembre del 1944, durante il grande rastrellamento invernale, presso la località “Balletta” lungo la strada fra Rivalta e Gazzola,  militi fascisti in perlustrazione su un autocarro sorprendono tre giovani originari della provincia di Lucca. Utilizzati in Toscana nell’organizzazione tedesca TODT per le costruzioni militari, quando l’esercito hitleriano, incalzato dagli Alleati e dai partigiani, si era dovuto ritirare nel Nord Italia, erano stati condotti di forza, con altri lavoratori, a Piacenza. Custoditi nella caserma d’artiglieria di S. Antonio,  ne erano fuggiti, forse con l’intenzione di raggiungere i partigiani in montagna, più probabilmente per tentare di tornare alle loro case oltre il fronte di guerra. Trascorsa quella notte presso il podere Casa Nuova, alla mattina si erano rimessi in cammino. I fascisti scesi dall’automezzo con le armi in pugno li fermano e, senza chiedere loro nemmeno i documenti e verificarne l’identità, li uccidono.

Il campo per prigionieri di Rezzanello e la polveriera di Momeliano

Nel comune di Gazzola prima del 9 settembre ‘43 erano presenti due strutture gestite dall’esercito italiano: un campo di concentramento per militari stranieri ed una polveriera/deposito di munizioni ed esplosivi. Il campo per prigionieri, era stato attivato nell’aprile 1941 nel castello  di Rezzanello (cfr. Militari stranieri da prigionieri a partigiani). L’8 settembre 1943 vi erano custoditi oltre 200 prigionieri di nazionalità greca, in maggioranza ufficiali. I militari italiani di guarnigione, quando appresero la notizia dell’armistizio dell’Italia con gli Alleati e l’arrivo anche a Piacenza, il 9 settembre , degli invasori germanici, lasciarono liberi i prigionieri, la maggioranza dei quali abbandonò il castello. Quando giungono anche lì gli occupanti hitleriani vi trovano solo una sessantina di greci, in gran parte ammalati. Qualche giorno dopo li conducono alla stazione di Piacenza e li avviano in treno ad un lager di morte nazista.

La polveriera era invece collocata nella zona di  Momeliano e vi viene mantenuta anche sotto occupazione tedesca. Diventa quindi un naturale obiettivo per i partigiani di Fausto che hanno pressante bisogno di armi e munizioni. L’azione è compiuta il 14 luglio del ’44 da una squadra che sorprende e immobilizza i militari di custodia. Oltre ad abbondanti munizioni, vengono prelevate le armi in loro dotazione fra cui due fucili mitragliatori, nonché due muli con relativi carretti per il trasporto del tutto su al comando della brigata. Questa non è peraltro l’unica azione dei partigiani nei confronti della polveriera: in tempi successivi, con due ulteriori colpi di mano vengono prelevati altri materiali.

La battaglia di Monticello e la partecipazione alla liberazione di Piacenza

Se entro il mese di ottobre 1944 i partigiani avevano assunto il controllo di tutta l’area appenninica piacentina, compreso i centri comunali di Agazzano, di Travo e di Rivergaro,  fra il mese di dicembre ’44 e quello di febbraio ’45, a seguito del poderoso e drammatico  rastrellamento della Divisione “mongolo”-tedesca Turkestan, le forze della Resistenza sembrano scomparse anche dalla parte alta della Val Tidone-Val Luretta. In quel tremendo inverno i pochi partigiani rimasti restano infatti nascosti nelle case sparse presso famiglie di contadini. Ma nel mese di marzo le forze della Resistenza si riorganizzano, recuperano in poche settimane il controllo dei comuni montani e si avvicinano alla pianura.  Il 5 aprile 1945 s’insedia nella posizione avanzata del  castello di Monticello un distaccamento della VII Brigata della Divisione di Fausto, al comando di un partigiano che ha la sua casa a Momeliano di Gazzola, Cesare Annoni. Le forze militari nazifasciste, presenti in forze a Rivergaro, prendono però a loro volta posizione sul vicino monte Pillerone, munite di mortai in grado di colpire il castello. Nella notte del 16  aprile questo viene circondato ed investito da un grosso reparto comprendente anche due compagnie di SS italiane con comandanti tedeschi.  Si accende e sviluppa cosi la battaglia di Monticello che passerà alla storia come uno dei più gloriosi successi partigiani piacentini.

L’esito di questa battaglia assicura il definitivo controllo partigiano sul territorio di Gazzola. Il 24 aprile il comandante Fausto tiene una riunione nel castello di Rezzanello, a valle di quello di Monticello, in vista della discesa su Piacenza delle brigate partigiane dislocate in val Tidone.  In questo castello, cessata la funzione di campo di prigionia, erano rientrate le suore Giannelline il cui ordine ne era proprietario. Queste, su richieste dei partigiani, modificano una vecchia bandiera italiana ricamandoci sopra il nome “Divisione Piacenza” e  con la stoffa di un paracadute realizzano coccarde tricolori e fazzoletti con i quali i partigiani provenienti dalla Val Luretta il 5 maggio 1945 sfileranno a Piacenza nella grande manifestazione celebrativa della Liberazione e della fine della guerra.

G.L. C. – R. R.

Bibliografia

  • Bollettino CVL (Milano) n° 5 del 30 luglio 1944.
  • Pietro Solari, Partigiani della Val Trebbia e Val Tidone, Piacenza 1945.
  • Antonino La Rosa, Storia della Resistenza nel Piacentino, LE.CO, Piacenza 1958.
  • Ermanno Mariani, Piacenza liberata, Pontegobbo, 2006.
  • Cesare Po, Diario di un “ribelle”, Centro di Lettura di Rivergaro, 2012.
  • Davide Vannucci, I campi per prigionieri di guerra nel territorio piacentino durante la seconda guerra mondiale, TIP.LE.CO., Piacenza 2018.

——————————————————-

Numero di nati e di residenti nel comune di Gazzola che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e ne hanno ottenuto il riconoscimento quali partigiani, patrioti o benemeriti:

Nati nel comune di Gazzola: n. 64 / Residenti nel comune: n. 36

Partigiani combattenti di Gazzola caduti:

Carlo Gatti (1917 – 1945), agricoltore, caduto il 28 aprile a Piacenza negli ultimi combattimenti per la liberazione della città – faceva parte della VII Brigata della Divisione Piacenza.

Partigiani caduti a Monticello di Gazzola il 16 aprile 1945

  • Luigi (Gino) Cerri, di Piacenza, anni 33
  • Carlo Ciceri, di C.S.Giovanni, anni 18
  • Aldo Passerini, di Travo, anni 23
  • Lino Vescovi, di Monticelli d’Ongina, anni 25

Lavoratori della provincia di Lucca uccisi da militi della RSI in località Balletta di Gazzola

  • Lino Bertolini, del Comune di Vagli Sotto, anni 22
  • Pietro Moretti, del Comune di Vagli Sotto, anni 27
  • Armando Piacentini, del Comune di Careggine, anni 18

(Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana).  IMI nati nel comune di Gazzola: n. 71

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Gazzola a ricordo dei caduti:

– A Gazzola capoluogo: monumento ai caduti nelle guerre del Novecento.

– Cimitero di Rivalta: lapide a ricordo dei caduti della parrocchia nelle guerre del Novecento.

– A Monticello: monumento con statua del “Valoroso” e lapide a memoria degli altri tre caduti partigiani – cippo in memoria di Gino Cerri –  pannello sulla battaglia.

-Ai lati della strada Gazzola – Rivalta: cippo in ricordo  dei tre lavoratori della provincia di Lucca uccisi dai fascisti.