La Banda Gaspare e il capo Gašper Čavernik

Gašper Čavernik “Gaspare”

La Banda “Gaspare” si forma nei primi mesi del 1944 nell’alta Val Trebbia piacentina attorno all’ex ufficiale sloveno Gašper Čavernik. E’ in questo territorio il primo raggruppamento di resistenti all’offensiva contro le forze nazifasciste, con notevoli successi: cattura di automezzi, di armi e addirittura di soldati ed ufficiali della Wehrmacht. Pretendendo però di restare autonomo dagli organismi d’indirizzo e coordinamento  del movimento partigiano che nel frattempo si sono andati costituendo, viene sciolto di forza all’inizio di luglio 1944  dalla Brigata ligure “Cichero”.

La storia di Gašper Čavernik e la nascita della sua banda

Nato il 3.1.1915 a Zaplana, provincia di Lubiana, è un ufficiale sloveno internato in provincia di Piacenza dopo l’invasione fascista e l’annessione, nel maggio del 1941, di parte della Slovenia  all’Italia. Verso la fine del 1942 sfugge a Ferriere dai carabinieri che lo custodivano e si rifugia in Val D’Aveto presso la frazione di Sanguineto del comune di Cortebrugnatella. Dopo l’8 settembre 1943 si procura le prime armi disarmando due militi della GNR. Si uniscono poi a lui alcuni giovani della zona renitenti all’arruolamento del rinato regime fascista.

Le prime azioni significative sono compiute a partire dal mese di aprile ‘44: l’attacco ad una casermetta del servizio di avvistamento aereo (Dicat), nel corso del quale perde la vita un soldato,  e lo scontro a Rossarola di Cortebrugnatella con un presidio della milizia fascista da cui esce invece ferito a morte un componente la banda (sarà però l’unica perdita nella vita di questa).

Gli aderenti all’inizio di maggio sono una decina e decidono di trasferirsi da Sanguineto a Cerignale, centro abitato più grande e capoluogo di comune, sul versante destro della val Trebbia, a 5 km dalla strada Statale 45 di fondovalle. Da lì, all’alba del 4 giugno, Gaspare e cinque dei suoi uomini scendono a Bobbio su una piccola corriera e nella caserma collocata nel palazzo Malaspina sorprendono nel sonno i militari – una quarantina – del centro Dicat, al comando di un sottufficiale tedesco (con il quale Gaspare ha poi la meglio in uno scontro a fuoco in Piazza Duomo) e ne asportano tutte le armi, compreso due mitraglie.

La Banda Gaspare assume il controllo della Statale ’45 della Val Trebbia

Dopo quella clamorosa azione arrivano a Cerignale e si uniscono alla Banda di Gaspare (conosciuta anche come “Banda dello Slavo” e “Banda del Croato”), che ora è in grado di armarli, decine di nuovi renitenti, in particolare dai comuni piacentini della media e alta Val Trebbia. Fra i primi, un militare della Dicat che aveva agevolato l’ingresso di Gaspare e dei suoi uomini nella caserma di Bobbio, Giuseppe Salami, soggetto audace e con attitudini sia al combattimento che al comando; di fatto va ad affiancare Gaspare alla direzione della banda.  Anche la futura eroina della lotta partigiana piacentina,  Luisa Calzetta, inizia la sua militanza partigiana fra questi uomini.

Da Cerignale, nel corso del mese di giugno ’44, Gaspare e Salami guidano quasi quotidianamente squadre dei loro uomini a dare la caccia e a tendere agguati ai mezzi militari tedeschi e fascisti in transito sulla Statale 45. Ne seguono scontri anche sanguinosi e la cattura di automezzi, di armi e di equipaggiamenti. Per il controllo della strada vengono anche dislocati due distaccamenti della banda, uno a Marsaglia e l’altro a Ottone, che il presidio della GNR  era stato costretto ad abbandonare.

Quando gli uomini della Brigata Cichero al comando di Aldo Gastaldi “Bisagno”, dopo avere, fra l’1 e 2 luglio, disarmato i componenti della banda  con la presa in consegna delle armi individuali, prendono  possesso anche del “bottino” custodito a Cerignale, ne fanno il seguente censimento: “40 militari nemici prigionieri di cui 15/17 tedeschi, 6 mitragliatrici, 2 altre armi automatiche, 2 autocarri, 2 autocorriere, 3 autovetture, 1 moto-triciclo tedesco, benzina, molti teli-tenda, coperte … e viveri in grande quantità”.

Gaspare e i suoi uomini non avevano avuto bisogno dei lanci aerei degli Alleati per armarsi adeguatamente e inferiscono colpi alle forze militari nazifasciste che in seguito nemmeno talune brigate partigiane “regolari” riusciranno ad assestare nel corso di tutto il loro operato.

Il rapporto critico con la popolazione e la fucilazione di tre ufficiali nemici motiva lo scioglimento della banda da parte della Brigata “Cichero”

I successi sono certamente anche dovuti al fatto che questa è la fase in cui le forze militari tedesche e fasciste sono, in buona misura, prese di sorpresa dall’azione delle prime agguerrite formazioni partigiane. Non sarà così in seguito. Sta’ di fatto che con i  successi ottenuti e i mezzi accumulati, i componenti della banda, o comunque i loro capi, si ritengono autosufficienti e rifiutano di entrare a far parte della più generale organizzazione partigiana. Trascurano anche i sentimenti degli abitanti della zona, impressionati dagli agguati e dai combattimenti, e allarmati dalle requisizioni di beni necessari alla sussistenza dei componenti la banda, che avevano colpito noti esponenti fascisti, ma che potevano via via investire altri. E questi sentimenti critici della popolazione sono noti agli esponenti alle formazioni partigiane delle aree confinanti, quella bobbiese e quella ligure. Un’ultima azione cruenta che sgomenta gli abitanti e che non è condivisa anche da elementi della banda, attiva l’intervento  della Cichero: la fucilazione proprio a Cerignale, preso il cimitero, di due ufficiali tedeschi e di uno della milizia fascista, catturati sulla Statale 45 da una squadra  con a capo Gaspare e Salami, fucilazione motivata sia dalla corresponsabili dei tre nelle atrocità nazifasciste, sia dal pericolo che, uniti agli altri  prigionieri custoditi nel paese, li possano sobillare alla fuga.

I partigiani della Cichero provvedono a intercettare e fermare separatamente Gaspare e Salami, cosi come gli altri componenti della banda suddivisi fra Cerignale, Ottone e Marsaglia. Non fanno resistenza. Radunati poi ad Ottone, sono “strapazzati” da Bisagno e poi invitati ad aderire alla brigata Cichero o ad abbandonare la zona. Quasi tutti rimangono nel movimento di Resistenza, chi appunto con la Cichero, chi in altre formazioni partigiane operanti nella Val Nure e Val d’Aveto.

L’alta Val Trebbia e la Val d’Aveto piacentine nelle VI Zona operativa ligure. Anche Gašper Čavernik partecipe della liberazione di Genova

La Brigata Cichero subentra alla Banda Gaspare nel controllo della Statale 45 e del territorio in cui era insediata. Ne deriva che l’alta Val Trebbia e la Val d’Aveto piacentine, nell’organizzazione territoriale del movimento partigiano in Zone Operative, entrano a far parte della VI Zona, ligure, e non della XIII Zona, piacentina. Quando la Cichero, con la crescita delle adesioni diventa una Divisione suddivisa in più brigate, nell’alta Val trebbia opererà la Brigata “Jori” al comando di Stefano Malatesta “Croce” (cfr. Ottone partigiana) e in Val d’Aveto la Brigata “Caio” al comando di Ernesto Poldrugo “Istriano”. In questa ritroviamo Gašper Čavernik comandate di distaccamento, ed è  anche lui protagonista della liberazione di Genova.

Bibliografia

Questa sintesi è tratta dal capitolo II (allegato qui di seguito), fornito anche d’indicazioni delle fonti, del volume “Comandanti partigiani giunti da lontano pagg. 143-170 – Ed. Pontegobbo, 2018

Approfondimenti: https://www.enciclopediaresistenzapc.it/wiki/lo-sloveno-gaspare-e-la-sua-banda-in-alta-val-trebbia/