Lino Vescovi “Valoroso” (1920-1945) e la IX Brigata GL/Piacenza

A sinistra Lino Vescovi, con il suo più stretto collaboratore, Annibale Bruschi; il primo caduto in combattimento il 16 aprile 1945, l’altro catturato e fucilato dalle forze naziste il 3 marzo dello stesso anno.

L’inventiva e l’audacia di Lino Vescovi nella progettazione e realizzazione di azioni sempre coronate da successo, unite alla sua umanità e alla dedizione degli uomini della sua squadra volante, gli conquistano la simpatia, l’ammirazione e la protezione degli abitanti dei paesi di montagna in cui pone le sue basi operative. Gli occhi affettuosi della sorella Albertina lo vedevano cosi: “Benché avesse compiuto ventiquattro anni aveva conservato l’aspettò d’adolescente, non solo per la minuta corporatura e per i suo calzoni corti, ma soprattutto per il suo fare fanciullesco”. Tutto ciò e il generoso e risolutivo intervento nella battaglia di Monticello per salvare la vita di altri partigiani, segnato però dalla sua morte, ne faranno una delle figure più ricordate della Resistenza piacentina. Gli sarà assegnata alla memoria la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Le origini a Monticelli d’Ongina e il servizio militare in Marina

Nasce a Monticelli d’Ongina il 18 gennaio 1920 da Vittorio, ciabattino, e da Aldina “Dina” Maffini, casalinga. Inizia molto presto a contribuire economicamente alla famiglia. A 14 anni è già al lavoro presso una officina meccanica del paese, a 19 (estate 1939) viene assunto come apprendista aggiustatore all’Arsenale di Piacenza.

Arruolato in Marina a fine 1941, compie il suo addestramento a Pola in Istria. A metà del 1942 è a Genova, poi a La Spezia, infine a Napoli dove, imbarcato sulla Motonave “Monti”, partecipa ad un pericoloso andirivieni fra Italia e Libia, sempre sotto rischio di attacchi inglesi. In seguito agli eventi del 25 luglio 1943 Lino viene aggregato ad una batteria contraerea nei dintorni di Napoli.

Dalla primavera del 1944 con i “ribelli” – In comune di Piozzano a capo degli “audaci”

Dopo l’8 settembre del 1943, Lino torna nella sua casa e famiglia a Monticelli. Con il sopraggiungere della primavera, fatto oggetto di continue minacce da parte del fascio locale, si trasferisce presso la sorella Tina a San Nicolò, in comune di Rottofreno. Dopo una breve permanenza in Alta Val d’Arda con  i ribelli al comando di Vladimiro Bersani, ritorna per un breve periodo dalla sorella. Desideroso di autonomia operativa, cattura con due compagni sulla strada statale Caorsana un’auto tedesca e, con la stessa e con le armi sottratte agli occupanti, il 9 luglio sale in alta Val Luretta e raggiunge il comandante Fausto Cossu.

Prima in coppia con Annibale Bruschi “Il Nibbio” di San Nicolò, poi al comando di una autonoma squadra volante, costituita con il sostegno di Cossu che ne apprezza l’ardimento, si rende protagonista di una serie di imprese eclatanti, come l’agguato ad un convoglio tedesco con la cattura di un cospicuo carico di benzina, oppure l’attacco portato all’Arsenale militare di Piacenza che frutta un ricco bottino di armi.

Le ripetute e ardimentose azioni realizzate con successo nell’estate e nell’autunno del 1944 alimentano la fama di Lino che viene chiamato “Il Valoroso”, mentre i componenti della sua squadra volante, diventati una quarantina, sono denominati “Gli Audaci”.

Hanno la loro base principalmente nella frazione di Lassano, ma in tempi diversi fanno riferimento anche ad altri paesi e gruppi di case del comune di Piozzano: Damessano, Santa Maria, Sbasintico, La Stella e pure al capoluogo (Cfr. Piozzano partigiana).

Rastrellamento “nazi-mongolo”, ma Valoroso e si suoi uomini non desistono

A seguito del poderoso e sanguinoso rastrellamento dell’inverno 1944-‘45 della divisione “mongolo-tedesca” Turkestan, il comandante Fausto Cossu dispone il ritiro delle forze partigiane dalla Val Tidone-Val Luretta, ma il Valoroso e parte dei suoi uomini, forti del sostegno degli abitanti, restano nel territorio di Piozzano. Da fine novembre ’44 a metà febbraio ’45 vivono una fase di ripiegamenti, di ritirate tempestive e veloci, ma anche di attacchi audaci, di puntate spavalde, di apparizioni improvvise. La fama del Valoroso attira anche alcuni disertori della Turkestan. Torsino Nissau e Mocache Hirichboi, già soldati nell’Armata Rossa fatti prigionieri e portati in Italia dai tedeschi, diventano le sue fedelissime “guardie del corpo”.

In data 21 febbraio 1945, con la generale ripresa partigiana e la ricostituzione della “Divisione Piacenza” al comando di Fausto Cossu, la formazione del Valoroso, cha ha ora quasi 100 componenti, viene riconosciuta quale IX Brigata. La sede è nel castello di Monteventano e lui ne diventa il comandante.

La morte di Lino Vescovi nella battaglia di Monticello – La IX Brigata partigiana “Valoroso”

Lino Vescovi e i suoi uomini sono protagonisti, il 16 aprile 1945, anche di quella che verrà considerata la battaglia più epica di tutta la Resistenza piacentina. Il loro arrivo, in soccorso dei 32 partigiani di presidio in quel castello assediati da un contingente militare nazifascista dieci volte più numeroso, cambia l’esito della battaglia, che vedeva gli assediati ormai ridotti allo stremo. Gli assalitori sono costretti alla ritirata con pesantissime perdite. Ma, a battaglia vinta, Valoroso viene colpito da una raffica di mitra e spira un’ora dopo in una casa vicina dove è stato portato dai suoi compagni.

La brigata di cui era comandante viene intitolata a suo nome: IX brigata “Valoroso” della Divisione Piacenza. A Vescovi subentra nel comando Mario Docelli, nato nel 1919 nel comune di Gazzola, caporal maggiore durante il servizio militare e comandante di un distaccamento autonomo in Val Luretta dal nome “Punta d’acciaio”, poi confluito in quello di Lino Vescovi.

La sua memoria

Alla memoria del “Valoroso”, oltre alla Medaglia d’Argento, sono stati dedicati due monumenti con statua in bronzo che lo raffigurano a grandezza naturale, uno ai piedi del castello di Monticello, l’altro nel cimitero di Monticelli d’Ongina.

La sorella di Lino, Albertina “Tina” Vescovi, che ne ha condiviso la militanza partigiana in Val Luretta, come staffetta, cuoca ed infermiera, ha ricostruito minuziosamente, con la sequenza cronologica di un diario, le imprese del fratello nel volume “E verrà l’alba – Il Valoroso, una vita partigiana”. Nel contesto racconta anche  le vicende del marito Romeo e del cognato Dante, anche loro partigiani, nonché le peripezie del resto della famiglia (nonna Annetta, mamma Aldina, papà Vittorio, sorella Ebe e il figlioletto Gianni di 6 anni), costretta ad abbandonare la casa e ad affidarsi, dall’estate del 1944 alla fine di aprile del 1945, alla solidarietà della popolazione del comune di Piozzano, in particolare della gente di Vidiano.

                                                                                                                                                                                                                   M. M.

Bibliografia

  • Alberta Vescovi/Gianni Agosti, E verrà l’alba, il Valoroso: una vita partigiana, 1a edizione Vicolo del Pavone 1993, ristampa Tortona 2021.
  • Pietro Solari, Partigiani di Val Trebbia e Val Tidone, C.L.N. di Piacenza, 1945.
  • Anna Chiapponi, Piacenza nella Lotta di Liberazione, La Nazionale, 1976.
  • Ettore Carrà, Il distaccamento autonomo di Monteventano, ISREC 1981.
  • Mario Miti, Il sogno di una vita, Emilio Pecorari: l’infanzia, la lotta partigiana, l’impegno civile, stampa in proprio, Piacenza 2010.