Luigia Repetti in Stevani (1902 – 1944)

Luigia Repetti, anni 42, assassinata al cimitero di Piacenza, nella notte fra il 16 e 17 agosto 1944, da militi fascisti per ordine dei capi del regime.

La mattina del 17 agosto 1944, all’esterno del cimitero di Piacenza, presso il muro perimetrale di sinistra diventato noto come “muro dei fucilati”, viene trovato il cadavere di una donna con – secondo la perizia medica disposta dalla Procura del Tribunale di Piacenza nel procedimento aperto contro assassini ignoti, dieci lesioni quale causa della morte – una ferita lacero contusa della lunghezza di circa 3 cm penetrante nella bocca (attribuibile ad un colpo di pugnale) e nove ferite di arma da fuoco (cioè la penetrazione nel corpo di nove pallottole). Morte avvenuta all’incirca alle ore 5 della notte. La vittima, una persona nota a Piacenza, professoressa di tedesco e vedova di un ufficiale: Luigia Repetti Stevani, di 42 anni.

Il procedimento penale al momento si esaurisce in quella perizia, anche se non sarebbe difficile risalire a chi aveva deciso e a chi aveva compiuto quell’assassinio.

Luigia Repetti, laureata in lingua tedesca, è utilizzata come interprete dalla Platzcommandantur

Luigia Repetti era nata nel 1902 a Ziano Piacentino da famiglia benestante, aveva fatto studi universitari anche in Germania, laureandosi in lingua e letteratura tedesca. Si era sposata nel 1925 con un ufficiale dell’esercito italiano, Giovanni Stevani, nato a Pecorara nel 1899, il padre del quale è stato sindaco del locale Comune. Il marito aveva fatto parte del reparto militare inviato in Siberia nel 1918 dal governo italiano nel quadro dell’intervento della Triplice Intesa e del Giappone a sostegno dei “bianchi” contro  le forze rivoluzionarie; morì a Piacenza nel 1937 per le conseguenze sulla sua salute di quella spedizione, lasciando sulla stessa un suo diario, che è stato pubblicato a cura dell’ex partigiano Ettore Carrà, amico del figlio di Luigia Rinaldo Stevani.

Negli anni della Seconda guerra mondiale Luigia Repetti abita a Piacenza in via Palmerio, in una casa di fronte all’Ospedale militare, con il figlio nato nel 1926. Quale vedeva di un ufficiale, è conosciuta negli ambienti militari piacentini e sono certamente questi, dopo l’occupazione di Piacenza da parte dell’esercito germanico, ad indicarla alla Platzcommandantur che cerca interpreti e traduttori per la lingua tedesca. Viene quindi utilizzata per tali funzioni presso il suddetto Comando Piazza.

L’arresto da parte della polizia fascista e la consegna a quella hitleriana. In carcere con il figlio a Piacenza e a Parma.

Però, il 6 gennaio 1944, la signora Maria Carella – arrestata assieme al marito  e al figlio Cesare Baio dai militi dell’Ufficio Politico Investigativo (Upi) della GNR (la polizia militare del regime fascista), per aver prestato aiuto a degli ufficiali inglesi – al suo ingresso nel reparto femminile della prigione di Piacenza vi trova carcerata anche “la professoressa Luigia Stevani”. Questa le riferisce le sue vicissitudini, che Maria Carella richiamerà poi nel volume delle proprie memorie.

Luigia Repetti nel dicembre ‘43 era stata arrestata anche lei dagli agenti dell’Upi ma consegnata poi alla polizia tedesca che l’aveva inviata nel carcere di Parma e da quello era stata  ultimamente restituita a quello di Piacenza.

Le forze tedesche di occupazione  a Piacenza erano distinte fra un corpo dell’esercito, con il Comando Piazza diretto dal colonnello Bleker, e un apparato di polizia, la Sicherheitspolizei (che comprendeva anche esponenti delle SS), con sede autonoma (cfr. L’occupazione tedesca a Piacenza). I loro organi superiori erano insediati a Parma. Le persone sospettate di contrastare l’occupazione tedesca, anche se arrestate dalle milizie fasciste venivano messe a disposizione della polizia hitleriana che, dopo un primo interrogatorio, generalmente le trasferiva al suo Assunkommando di Parma. Li, dopo nuovi interrogatori, si decideva il loro destino: di solito la deportazione in un lager nazista, quale quello di Mauthausen dove le persone arrivavano presto alla morte per il duro lavoro a cui erano sottoposte e la denutrizione.

Luigia, secondo quanto riferito da Maria Carella, non era accusata di fornire ai partigiani informazioni riservate di cui fosse venuta a conoscenza nelle sue funzioni presso il Comando Piazza tedesco (fra l’altro è solo dall’inizio del 1944 che cominciano a costituirsi in montagna piccoli gruppi armati della Resistenza), ma di essersi messa in combutta, assieme al figlio, con degli ufficiali italiani di stanza all’ospedale militare di Piacenza, per l’occultamento di armi abbandonate dai soldati italiani il 9 settembre 1943.

Nelle mani della polizia tedesca, e trasferiti da Piacenza al carcere di Parma, Luigia Repetti e il figlio Rinaldo erano stati sottoposti a pesanti interrogatori. Si era fatto ricorso anche all’ignobile trucco di presentare a Rinaldo un falso verbale dell’interrogatorio della madre, secondo il quale lei gli addossava la colpa della collaborazione con i presunti ufficiali.

Riconosciuta innocente è fatta liberare dal generale tedesco del Comando Piazza di Parma

Luigia era riuscita invece ad evitare ad entrambi la prospettiva del lager, chiedendo un colloquio con il generale Mühe, capo del Comando Piazza di Parma e superiore del colonnello Bleker,  e, in quel colloquio,  con la sua padronanza della lingua tedesca, a convincerlo della loro innocenza. Il generale le disse che non poteva farli scarcerare, essendo quella una competenza della polizia, ma ne avrebbe richiesta la restituzione al carcere di Piacenza con l’indicazione di rimetterli in libertà previa ammonizione.

Dopo qualche tempo e circa un mese di carcere fra Parma e Piacenza, Luigia e Rinaldo tornano effettivamente liberi. Si accorgono peraltro di essere pedinati. I capi della polizia fascista, che pensavano di farsi merito di quell’arresto agli occhi delle autorità militari tedesche e che erano invece stati sconfessati da queste, covano evidentemente l’occasione per una rivalsa. I due si trasferiscono in una casa di proprietà degli Stevani nel comune di Pianello Val Tidone, con la motivazione del pericolo di bombardamenti su Piacenza.

Il 16 agosto 1944 è prelevata ancora dalla sua casa e uccisa dai fascisti

Luigia però qualche volta scende ancora da Pianello a Piacenza e si reca nel suo appartamento di via Palmerio. Si trova lì nel pomeriggio del 16 agosto quando arrivano tre agenti della GNR e le impongono di seguirli. E’ testimone dell’arresto un suo amico piacentino, Valentino Pisani, cl.1914, che si preoccupa di conoscerne la sorte e ne fornirà poi il racconto.

Fra i tre esponenti che prelevano Luigia dalla sua abitazione è Filippo Zanoni, ufficiale della GNR  in sevizio all’Upi, del quale più avanti diventerà il capo. La donna viene portata in Questura, nel palazzo della Prefettura di via S. Giovanni. Il vice questore Amedeo Pondrelli, anche lui già ufficiale dell’Upi, partecipa con Zanoni ad un interrogatorio che si trasforma in ore e ore di oltraggi e torture. Non vengono ottenute da Luigia confessioni, ne si hanno prove per denunciarla come spia dei partigiani e rivalersi sulla passata sconfessione da parte tedesca. Cosi, dimostrando un fanatismo ed una efferatezza pari ai più feroci nazisti, viene deciso di eliminare comunque Luigia di nascosto nel cuore della notte. Ne viene affidato il compito ad una squadra di legionari della “Muti”, una milizia fascista autonoma composta anche da delinquenti liberati dal carcere, che ha il proprio comando a Milano ma viene utilizzata anche nel Piacentino per operazioni particolarmente brutali. Su una camionetta della Muti Luigia viene portata  presso il “muro dei fucilati” del cimitero di Piacenza e li uccisa con evidente gusto di violenza omicida. Risulterà che alla testa degli esecutori era un tale Artelli, capo squadra della “Muti”, in missione da Milano a Piacenza e qui protagonista di altre fucilazioni ordinate dal Capo della Provincia Alberto Graziani (Cfr. La Rsi nel Piacentino).

Graziani, originario di Corigliano Calabro, classe 1903, il 20 luglio di quel 1944 aveva assunto a Piacenza congiuntamente la funzione di prefetto, di segretario del partito fascista e di capo della Brigata Nera. Si era caratterizzato subito come “il fascista  dal pugno duro”, spietato persecutore di chiunque fosse anche solo sospettato di osteggiare il regime fascista aveva inaugurato già il 27 luglio “il muro dei fucilati”.

Era stato certamente lui, Alberto Graziani, a concordare con i capi dell’Upi e della Questura il nuovo  arresto di Luigia Repetti,  aveva probabilmente partecipato anche lui all’“interrogatorio”, e aveva indubbiamente infine concordato di eliminare la donna. Alla scoperta del cadavere, la mattina del 17 agosto, nessuna indagine viene infatti promossa dalle autorità fasciste per far luce sull’assassinio, salvo l’apertura di rito di un procedimento giudiziario da parte della Procura, subito arenato.

Quei capi fascisti non erano invece riusciti a mettere le mani anche sul figlio di Luigia, perché in quei giorni anche il comune di Pianello Val Tidone era passato sotto il controllo dei partigiani e Rinaldo Stevani si era unito ad essi.

Una sentenza del 1952. Luigia Repetti in Stevani fra le martiri piacentine della Resistenza

Solo tempo dopo la Liberazione il procedimento giudiziario è stato ripreso e sono state raccolte testimonianze sulle persecuzioni da parte fascista subite dalla povera Luigia, fra cui anche quella della  madre, Cesira Vitali in Repetti (di anni 69 anni) e quella della sorella Annetta (di anni 43), entrambe residenti a Ziano. Il 15 marzo 1952 è stata emessa la sentenza attestante che “l’uccisione della Repetti Luigia avvenne per ragioni politiche ad opera dei nazifascisti Zanoni Filippo e Pondrelli Amedeo”. I due peraltro avevano già, nel corso del 1945, subÌto la fucilazione  per altri delitti accertati a loro carico da precedenti sentenze dalle Corti Straordinarie costituite all’indomani della Liberazione. La stessa fine aveva fatto Alberto Graziani, proprio al “muro dei fucilati” da lui attivato nel luglio del ‘44.

La ripresa del procedimento giudiziario e la sentenza relativa all’assassinio di Luigia Repetti, ebbero comunque il merito di portare l’attenzione sulla sua figura e di collocarla fra le donne piacentine che avevano pagato con la vita la Resistenza, in forme diverse, al nazifascismo.

R. R.

Fonti

  • “ Profili di belve – Artelli di Milano” in “Il Grido del Popolo – Organo della Divisione Volontari Giustizia e Libertà”, n.  4 del 6 ottobre 1944.
  • Maria Carella Baio, Le vere origini della Resistenza Piacentina, pag. 67-68, T.E.P., Piacenza, 1976.
  • Ettore Carrà, Luigia Repetti Stevani torturata e assassinata”, articolo in “Libertà” quotidiano di Piacenza, del 21 aprile 2011.
  • Ettore Carrà, Taccuini (1943 – 1945), pag. 71, Scritture, 2011.
  • Claudio Oltremonti, Nelle S.P.I.R.E. del regime, pag. 117, Createspace, 2018.