Pio Godoli “Renato” (1912 – 2003) comandante della Divisione Valnure

Il comandante della Divisione Valnure, Renato, (in primo piano), fra i suoi partigiani a Piacenza il 5 maggio 1945 nella manifestazione celebrativa della liberazione dal nazifascismo e dalla guerra.

Forlivese di origine, segue la famiglia a Milano, accusato di sovversivismo antifascista conosce il carcere a 20 anni. All’inizio del 1944 è nel Piacentino per contribuire alla costruzione del movimento partigiano. E’ a fianco di Valdimiro Bersani, comandante della prima brigata della provincia, diviene poi commissario politico della Divisione partigiana Valdarda, infine comandante  della Divisione Valnure.

Gioventù e antifascismo

Nato a Cesena (FO) il 28.11.1912, vi frequenta una scuola professionale, nel 1929 segue la famiglia a Milano. Si avvicina giovanissimo all’antifascismo e al partito comunista clandestino. Nel 1932 è arrestato con l’accusa di “aver svolto attività sovversiva in complicità con altri” e incarcerato. Viene rilasciato dopo 51 giorni,  con provvedimento di diffida ed iscrizione nel Casellario Politico Centrale quale “sovversivo” e quindi soggetto da tenere sotto controllo.

Alla sua chiamata nel 1933 al servizio militare e al suo richiamo per la guerra nel gennaio 1942, i suoi superiori vengono avvertiti dalla questura di tenerlo d’occhio.

Nella Resistenza, da Milano a Piacenza

Dopo l’8 settembre 1943 Pio Godoli riesce, quale soldato, ad evitare la cattura e l’internamento in Germania. E’ attestata  la sua adesione alla Resistenza milanese già dal 30 settembre, cioè fra i primi promotori della stessa, contestualmente alla decisione del gruppo dirigente nazionale del Pci, presente clandestinamente a Milano, di dare vita alla formazione delle Brigate Garibaldi e dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP).

In seguito alla eliminazione, il 18 dicembre, da parte di un commando partigiano del federale fascista di Milano Aldo Resega, si scatena la caccia agli antifascisti e anche Godoli cade in una retata e viene portano nel carcere di S. Vittore. Lui è poi fra i rilasciati, ma sarebbe gravemente in pericolo a operare ancora a Milano nella Resistenza. L’organizzazione comunista di questa lo invia quindi in provincia di Piacenza per contribuire alla costruzione del movimento partigiano locale.

Nel Piacentino Godoli partecipa a riunioni a Peli di Coli, scelta come prima sede dei resistenti collegati al CLN provinciale. Quando si costituisce in Val d’Arda la prima brigata partigiana piacentina, la 38a Brigata Garibaldi, al comando di Vladimiro Bersani, Pio Godoli entra a farne parte con il nome di “Renato”.

Commissario politico della Divisione Garibaldi Valdarda

Nella 38a Brigata Garibaldi, Renato diventa uno dei collaboratori più fidati di Bersani (sono entrambi comunisti) ed è posto a capo della Compagnia comando. Nel luglio 1944 con i componenti di questa segue il comandante della brigata in una missione attraverso le valli piacentine rivolta a contattare le altre formazioni partigiane per attivare un coordinamento provinciale. Al ritorno in Val d’Arda il gruppo sostiene uno scontro con un reparto di militi fascisti a Tabiano di Lugagnano: Bersani rimane ucciso e Renato ferito a una gamba. Dopo essersi ripreso, Renato torna nella brigata e ne viene nominato commissario politico a fianco del nuovo comandante Giuseppe Prati. In agosto, a seguito della formazione in Val d’Arda di più brigate, viene costituita la Divisione Garibaldi  Valdarda, con comandante Prati e commissario “Renato”.

Il drammatico inverno partigiano 1944-‘45

Il periodo fra la fine del novembre ’44 e febbraio ’45 è quello più difficile per il movimento partigiano piacentino, quello del grande rastrellamento nazifascista con la messa in campo da parte tedesca nel Piacentino dell’intera 142a Divisione Turkestan, formata anche da soldati reclutati in regioni asiatiche. In questi frangenti Renato dimostra notevoli capacità organizzative e di comando. Mentre altrove i partigiani ripiegano sotto la potenza di fuoco della Turkestan, il reparto partigiano del quale lui si è messo alla testa nella battaglia di Groppallo del 2-3 dicembre 1944 riesce a respingere le truppe “mongolo”-tedesche provenienti da Bettola.

L’offensiva della Turkestan, con l’apporto di altri reparti tedeschi e fascisti, riprende il 1° gennaio ’45 e questa volta i partigiani dopo scontri sanguinosi sono travolti ovunque e  costretti a disperdersi, a cercare rifugio nei luoghi più impervi della montagna dove è scesa un’alta coltre di neve.

Renato riesce a salvarsi nascosto per oltre un mese con alcuni compagni in uno spazio sotterraneo nelle pendici del monte Lama, vicino alla frazione di Teruzzi in comune di Morfasso. Da lì, appena la morsa delle forze nazifasciste  comincia ad allentarsi, lui è fra i primi a mettersi in azione per ricostituire le brigate partigiane e la Divisione Valdarda.

Renato nominato comandante della nuova Divisione partigiana Valnure

Con la ripresa del movimento partigiano piacentino e la sua crescita, fra febbraio e marzo ’45,  con la nuova ondata di adesioni,  in aggiunta alla Divisione della Valdarda al comando di Guseppe Prati e della Divisione Giustizia e Libertà della Val Tidone-Val Trebbia (che all’inizio di aprile cambia nome in “Divisione Piacenza”) al comando di Fausto Cossu, emerge l’esigenza di costituire in divisione anche le tre brigate partigiane che stanno formandosi in Val Nure. Serve un comandante con esperienza, abilità ed energia, perché la storia partigiana della Val Nure è stata anche una storia di contrapposizioni fra comandanti di brigata. La scelta cade su Pio Godoli Renato. In tal modo si realizza anche a livello dei più alti comandanti un equilibrio  fra le componenti politiche della Resistenza, perché Prati è di orientamento democratico cristiano, Cossu fa riferimento al Partito d’Azione e Godoli aderisce al Pci.

L’organizzazione della Divisione “Valnure”

Alla fine di marzo del 1945, Renato lascia quindi la funzione di commissario politico della Divisione Valdarda e assume quello di comandante della Divisione Valnure. Pone la sede del comando a Bettola, da cui il presidio militare nazifascista era stato cacciato definitivamente già il 23 febbraio, e organizza la struttura della divisione: tre brigate, la Inzani con comandante Giuseppe Salami, la “Gianmaria” con comandante Antonio Cristalli, e la “Mak” con comandante  Sergio Podestà “Dan”; vice comandante della divisione Salami, commissario Dan, Capo di Stato Maggiore il già capitano dell’esercito italiano Andrea Cammarosano; e i seguenti servizi divisionali: Stato Maggiore, Polizia militare, Informazioni militari, Sabotatori, Vettovagliamento, Munizionamento, Servizio sanitario.

In un rapporto finale di Renato dopo la Liberazione si mette in evidenza che suo obiettivo ed impegno è stato quello di inquadrare militarmente le forze  a disposizione secondo il principio della gerarchia e della disciplina, distribuire ed assegnare compiti precisi alle diverse unità, affermare le responsabilità dei comandanti, non lasciar correre comportamenti indisciplinati e  disonesti.

I partigiani della Val Nure in azione nell’ultimo mese della lotta di Liberazione

In quell’ultimo mese di vita operativa le brigate della Val Nure mostrano grande iniziativa ed efficacia nel rintuzzare le ultime puntate offensive delle forze nazifasciste in questa vallata e nell’estendere il controllo partigiano del territorio oltre Ponte dell’Olio. Concorrono anche a diversi combattimenti anche in quello del comune di Rivergaro sul versante destro del fiume Trebbia, contro le forze  militari nemiche poste e inviate da Piacenza a conservare lo sfruttamento dei preziosi pozzi petroliferi della zona di Montechiaro.

La notte del 23 aprile Renato è presente alla riunione che si svolge a Ponte dell’Olio fra i comandanti delle divisioni partigiane piacentine ed il maggiore Steve del Servizio di Collegamento britannico, per concordare le modalità di attacco e di liberazione del capoluogo della provincia. Il 25 le forze della Divisione Valnure  scendono verso Piacenza su tre colonne. Gli uomini della Brigata Inzani travolgono un caposaldo nemico sulla linea Vallera-Pittolo, gli ultimi combattimenti si tengono poi, anche per le formazioni partigiane giunte dalle altre vallate,  il 26 e 27 aprile alla periferia della città (Le tre giornate della liberazione di Piacenza).

Pio Godoli dopo la Liberazione

Dopo la Liberazione Pio Godoli rimane a Piacenza fino al 1951. Sposa Luigina Tanzi, anch’essa partigiana, e nel 1948 diviene segretario provinciale dell’ANPI di Piacenza, incarico che testimonia la stima conservata nei suoi confronti dai compagni di lotta. Nel 1951 torna in Romagna insieme alla moglie, che aveva ottenuto la titolarità di una farmacia a Bellaria di Rimini. Muore nel 2003, all’età di 90 anni.

Ha scritto di lui il comandante Giuseppe Prati: “Renato era bruno, aveva capelli nerissimi e crespi, lo sguardo mobilissimo e penetrante; il suo parlare e  il suo portamento manifestavano in lui una intelligenza viva e una certa cultura …era sempre in movimento … le nostre diverse idee politiche non producevano divergenze fra di noi”.                   

                                    R. R.

Fonti biografiche principali

  • Casellario Politico Centrale – busta n. 2475, Godoli Pio Pietro. Archivio di Stato, Roma.
  • Godoli Pio (Renato), Relazione sull’attività operativa delle formazioni della Divisione “Val Nure”, in Pronti Stefano, La Resistenza in Val Nure, Filios editore, 2012, Piacenza.
  • Godoli Pio (Renato), “Gina”, partigiana in Val d’Arda, E.P., 1980, Piacenza.
  • Prati Giuseppe, Figli di nessuno, E.P., 1980, Piacenza
  • Dondi Mirco, La Resistenza fra unità e conflitto, Bruno Mondadori, 2004, Milano.
  • Miti Mario (a c.) – A fianco del mio capitano –Ed. Museo della Resistenza piacentina, 2013.