Piozzano partigiana

 

Protagonisti della lotta partigiana in comune di Piozzano in un incontro nella località La Stella prima del rastrellamento della Turkestan, nel corso del quale il primo a sinistra, Annibale Bruschi, compagno carissimo di Valoroso, sarà arrestato e poi dai militari tedeschi condotto S. Michele di Bagnolo in Piano (RE) e li fucilato con altri 9 partigiani in una delle barbare rappresagli naziste.

Il comune di Piozzano occupa la parte più alta della Val Luretta, fino a raggiungere  il displuvio con la Val Trebbia. Il  suo capoluogo, sede del municipio, nel 1943-‘45 è niente di più di uno dei sette centri parrocchiali  presenti nel territorio comunale. Gli abitanti, attorno ai 2.500, quasi totalmente dediti all’agricoltura, sono distribuiti in quei centri e in piccole frazioni. Le strade percorribili da automezzi  sono solo le due che danno accesso al territorio di Piozzano da Agazzano e da Pianello V.T. e non hanno sbocco in Val Trebbia e negli gli altri comuni confinanti.

Questi elementi rendono il comune di Piozzano di scarsa rilevanza strategica per le forze tedesche e i fascisti al loro servizio. Ma ne fanno il luogo ideale per insediamenti partigiani sparsi nelle diverse frazioni,  fra l’altro non tanto lontane dalla pianura e dalla via Emilia Pavese, dove i partigiani compiono rapide incursioni e agguati  per rifornirsi di armi e di beni alimentari, ed anche per procurarsi automezzi.

Il comune di Piozzano sede del comando e dei servizi della divisione partigiana di “Fausto”

La popolazione è inoltre esemplare nell’assicurare ospitalità e collaborazione ai partigiani. Fra l’altro sono proprio abitanti di Piozzano, armati anche solo di fucili da caccia, a compiere in provincia di Piacenze la prima azione armata collettiva e cruenta nei confronti delle milizie fasciste: l’agguato di Vidiano del 24 gennaio 1944. Ed è nella casa a La Sanese  dei fratelli Albasi, in comune di Piozzano ma quasi al confine con quelli di Travo, di Bobbio e di Pecorara, che, sempre in quel mese di gennaio,  trova accoglienza l’ex tenente dei carabinieri Fausto Cossu “Fausto” e  colloca il comando della formazione partigiana costituita inizialmente con altri carabinieri e con i primi ribelli locali. Formazione che, con la crescente adesione, a partire dal mese di maggio, di giovani renitenti alla leva fascista, di ex soldati ed anche di ex ufficiali, compreso un centinaio di abitanti di Piozzano, diventa prima una brigata e poi una divisione costituita da più brigate. Distribuite nei comuni dell’alta e media Val Tidone e Val Trebbia, li liberano entro il mese di ottobre ‘44 dal controllo delle forze nazifasciste.

In paesi prossimi al Comando di La Sanese vengono collocati i servizi di supporto della divisione. L’infermeria è attivata prima in una casa di Pentima e poi nell’ampio edificio della scuola elementare di Groppo dove l’assistenza ai feriti e agli ammalati viene assicurata in particolare dal giovane medico Francesco Ricci Oddi. Al Moiaccio, in un edificio circondato da una recinzione, sono custoditi i nemici catturati. Separatamente, prima a Pentima e poi a Poggio Lanino, è tenuto invece prigioniero il federale fascista  di Piacenza Antonino Maccagni, catturato in comune di Gossolengo da una squadra al comando dal già vicebrigadiere Paolo Araldi. Le funzioni di cappellano capo della divisione sono svolte dal parroco di Vidiano, don Luigi Carini.

 I distaccamenti partigiani nel territorio di Piozzano – “Muro” e il “Valoroso”

Oltre ai partigiani del Comando di La Sanese, nel comune di Piozzano si costituiscono dei distaccamenti distribuiti nei centri parrocchiali e relative frazioni. Uno s’insedia nella parrocchia di Groppo, un altro in quella di Pomaro. Un terzo, nella prima decade di agosto, prende possesso del castello di Monteventano posto su un rilievo a sinistra del Luretta. Il nucleo è costituito da un gruppo di amici saliti da Piacenza, doveva avevano  collaborato con il Comitato militare del CLN. Alla loro testa vi è l’esperto ex ufficiale del Genio Lodovico Muratori “Muro”, suo vice l’ingegnoso Enrico Rancati “Niko”, che guida spericolati colpi di mano nella stessa Piacenza.

La storia e futura memoria partigiana del territorio di Piozzano sono però particolarmente legate alla figura e alle imprese di Lino Vescovi “Valoroso” e al suo gruppo di partigiani. Originario di Monticelli d’Ongina, 23 anni, fisico minuto, servizio militare svolto in Marina, si era unito inizialmente con i primi partigiani organizzato in alta Va d’Arda,  ma desiderava osare di più ed essere più autonomo. Così, dopo avere, con due compagni, catturato in pianura una auto tedesca, con la stessa e le armi sottratte ai due militari che trasportava, il 9 luglio sale in val Luretta e raggiunge il comandante Cossu che apprezza il suo ardimento e gli mette a disposizione altre armi per formare una sua squadra. Diventa una “squadra volante” famosa per le avventurose e fruttuose azioni compiute nei quattro mesi seguenti contro fascisti e tedeschi, persino all’Arsenale di Piacenza. La sede del Valoroso e dei suoi uomini, che raggiunge entro l’estate la quarantina di componenti, è  principalmente la frazione di Lassano, ma in tempi diversi si appoggiano anche su Damessano, Santa Maria, Sbasintico, La Stella e lo stesso abitato di Piozzano.

Rappresaglie sui nemici catturati

I militi fascisti non osavano entrare nel territorio di Piozzano, rischiando di essere uccisi in combattimento o di essere catturati, anche perché sapevano che Fausto ai suoi partigiani faceva rispettare le leggi di guerra che prevedevano il rispetto dei prigionieri, ma se i militari fascisti e tedeschi non le rispettavano era anche pronto a rispondere con la stessa moneta. Cosi, dopo che tre giovani suoi partigiani, di 18, 19 e 21 anni, catturati il 26 luglio ’44 a Castelbosco di Gragnano, erano stati percossi e passati per le armi, tre giorni dopo a Groppo viene fucilato l’ispettore generale di P.S. Riccardo Pastore, già dirigente della polizia segreta di Mussolini (l’OVRA),  assieme al vice segretario provinciale fascista Antonino Quadrelli e all’egente segreto della GNR Giuseppe Regei. Liberato invece il figlio di Pastore, che era stato catturato assieme al padre.

A Piozzano capoluogo un corpo armato nemico arriva il 30 agosto del ’44, quello della Brigata  Nera: tre o quattro automezzi preceduti da un autocarro blindato con mitragliatrice sul tetto. Imboccano la strada per Montecanino, sede di un distaccamento di partigiani. Questi, al comando dell’ex vicebrigadiere Gianni Severino, li avvistano e li affrontano all’altezza di Colombara. Sono però sopraffatti dal blindato e dalla potenza di fuoco dei numerosi brigatisti neri. Un giovane, Paolo Cigna, rimane ucciso sul colpo, probabilmente anche l’ex carabiniere Albino Ghigini, mentre il diciottenne Luigi Pozzi rimane solo ferito. Però lo finiscono poi a pugnalate, e compiono lo stesso trattamento sul corpo di Ghigini.

La grande paura al tempo del rastrellamento “mongolo”-tedesco

Anche il territorio di Piozzano viene poi investito in pieno dal poderoso rastrellamento della divisione tedesca  Turkestan (15.000 soldati in parte asiatici ma con ufficiali tedeschi, forniti delle armi più potenti). Il 23 novembre, vinta la resistenza del presidio partigiano di Rocca d’Olgisio, i militari “mongoli”-tedeschi  salgono lungo la strada che da Pianello raggiunge S. Nazzaro e Groppo. Gli uomini di Muro e del Valoroso si schierano e li affrontano prima di Vidiano, ma giunge la notizia che un altro reparto è già a Pecorara e che Fausto ha ordinato che i partigiani si ritirino in val Trebbia, aldilà del fiume. Sono momenti drammatici per i combattenti partigiani e di paura per tutta la popolazione.  Incute terrore in particolare la fama di violenza che accompagna quei soldati “mongoli”. Gli abitanti dei paesi quando li sanno in arrivo, lasciano le loro case e si rifugiano nei boschi.

Gli uomini di Muro e del Valoroso nascondo le armi pesanti e si dirigono verso Perino. Per fortuna la ritirata è protetta da una fitta nebbia. Anche La Sanese viene abbandonata da Fausto e da chi è con lui, ma lì avviene un doloroso episodio: il radiotelegrafista Manfredo Bertini “Maber”, ferito, per non essere di peso ai compagni si fa esplodere in mano una bomba.

Intanto i “mongoli”-tedeschi sono arrivati a Groppo. Proseguono fino al Moiacco e poi scendono anche loro in Val Trebbia, passando per Embrici. Incalzati dai reparti della Turkestan i partigiani si spostano in Val Nure, ma infine le formazioni si disgregano e a piccoli gruppi i partigiani cercano ogni possibile via di salvezza.

Il ritorno di “Valoroso” e la fatale ultima battaglia

Valoroso già da Perino era tornato indietro e si era rifugiano nell’abitato di Bosonasco, protetto dalle famiglie contadine del luogo. Li e nelle vicine frazioni di Lassano e Damessano, dove erano state nascoste le armi della sua squadra, tornano via via molti dei suoi uomini. La zona è oggetto di una incursione di militari tedeschi alla loro ricerca,  ma si salvano rifugiandosi in una altura boscosa.

Dalla Val Nure anche  una parte del distaccamento di Muro scegli di ritornare a Monteventano. Il 28 dicembre però il castello viene circondato da un raggruppamento di militari tedeschi  e di Bersaglieri della Rsi addestrati in Germania, informati da una spia. Un partigiano, Marcello Cantoni, cerca di fuggire attraverso il tetto ma viene fulminati dai loro colpi; una decina vengono catturati e portati nel carcere di Piacenza; qualcuno finisce in un lager tedesco.

A partire dalla seconda metà del febbraio ’45, le forze tedesche sono però costrette ad allentare la presa contro i partigiani e questi rapidamente si riorganizzano. Il 18 febbraio Fausto tiene una riunione alla Sanese; si ricostituisce sotto il suo comando la divisione partigiana con il nome di  Divisione Piacenza, organizzata in undici snelle brigate. A Niko viene affidato il comando della VIII con sede in Rocca d’Olgisio, a Muro quello della XI  dislocata nella media Val Trebbia, fa il fiume e il torrente Luretta, con un distaccamento anche nel territorio di Piozzano, a Fadello, al comando di Riccardo Brega di Castel S. Giovanni. La formazione di Valoroso, cha ha ora quasi 100 componenti , viene riconosciuta quale IX  Brigata, lui comandante e la sede nel castello di Monteventano.

In breve i comuni dell’alta e media val Tidone-Luretta e val Trebbia tornano sotto il controllo dei partigiani. Ci si prepara a scendere in pianura per cacciare fascisti e tedeschi anche da Piacenza. Avverrà fra il 25 e il 28 aprile. Ma prima, 32 partigiani della VII e XI brigata di presidio nel castello di Monticello, posto a destra del Luretta  a circa due chilometri da quello di Monteventano, sostengono una sanguinosa battaglia contro un numeroso reparto nazifascista (Battaglia di Monticello). Valoroso, con una squadra dei suoi uomini va in loro aiuto. Quei nemici sono respinti con pesanti perdite. Ma proprio lui, Lino vescovi, tanto accorto nelle sue pur audaci imprese da non avere mai perso un compagno, lascia la vita in questa ultima battaglia vittoriosa. Così la storia partigiana del comune di Piozzano si conclude con il triste funerale del suo maggiore protagonista, la cui memoria sarà onorata anche con l’attribuzione della Medaglia d’Argento al Valor Militare.

                                                                                                                                                                                     G.L. C.  –  R. R.

Bibliografia

  • Bollettino CVL (Milano) n° 5 del 30 luglio 1944.
  • Pietro Solari, Partigiani della Val Trebbia e Val Tidone, Piacenza 1945.
  • Ettore Carrà, a c., Il distaccamento autonomo di Monteventano e l’8a e l’11a brigata della I Divisione Piacenza, Istituto piacentino per la storia della Resistenza, Piacenza 1981
  • A. Vescovi / G. Agosti, E verrà l’alba – Il valoroso. Una vita partigiana – 1a edizione Vicolo del Pavone 1996, 3a edizione 2021.
  • Ermanno Mariani, La strage di Strà, pagg. 93-98 sull’eccidio di Colombaia, Parallelo 45, Piacenza 2018.

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Numero di nati e/o residenti nel comune di Piozzano che hanno partecipato attivamente alla Resistenza e ne hanno richiesto e ottenuto il riconoscimento quali partigiani, patrioti o benemeriti:   N. 119 di cui 2 donne.

Partigiani di Piozzano caduti:

  • Diego Achilli, anni 22, caduto in combattimento il 3.6.1994 a Momeliano di Gazzola.
  • Albino Ghigini, anni 24, già carabiniere ausiliario, caduto in combattimento a Colombara (o Monte di Agazzano) il 30.8.1944 – Medaglia                                       di Bronzo al Valor Militare.

Partigiani non piazzanesi caduti nel territorio di Piozzano:

  • Paolo Cigna, anni 22, nato in Francia, caduto a Colombara/Monte di Agazzano il 30.8.1944.
  • Luigi Pozzi, anni 22, di Castel S. Giovanni, caduto a Colombara/Monte di Agazzano) il 30.8.1944.
  • Ermanno Riscassi, anni19, di Borgonovo V.T., caduto a Colombara/Monte di Agazzano il 30.8.1944.
  • Manfredo Bertini, anni 30, originario di Viareggio (Lucca), morto il 24.11.1944 a La Sanese.
  • Marcello Cantoni, anni 24 di S. Nicolò (Rottofreno), ferito a morte il 28.12.1944 a Monteventano.

(Sono da considerarsi fra i “resistenti” anche i militari che dopo l’8 settembre 1943 sono stati catturati ed internati in Germania – gli IMI– e che hanno poi rifiutato il reclutamento nelle nuove forze armate della RSI mussoliniana).  IMI nati nel comune di Piozzano: n. 66

L’elenco nominativo con singoli dati è consultabile in:  https://www.internatimilitaripiacentini.it/ricerca-imi/

 Monumenti, cippi e lapidi nel comune di Piozzano a ricordo dei caduti partigiani:

– A Piozzano capoluogo: monumento ai caduti nelle guerre del Novecento.

– A Monteventano: lapide a ricordo dei quattro caduti della XI Brigata, fa cui Marcello Cantoni.

– Presso Monteventano: cippo a ricordo dei partigiani che combatterono in Val Luretta.

– I quattro caduti a Colombarola/Monte di Agazzano sono ricordati in un piccolo monumento posto                         ai lati della strada provinciale Agazzano – Piozzano, all’altezza di Monte di Agazzano.